CENTO ANNI FA NACQUE ROCCO DI PILLO, VISSE LA TRAGEDIA DEI LAGER

Domenica prossima, 8 dicembre, cadrà il centenario della nascita di Rocco Di Pillo, ricordato nella sua cittadina d’origine, Pratola Peligna e oltre i confini locali, per essere stato deportato ed internato dai nazifascisti prima nel campo di sterminio di Flossemburg e poi nel reclusorio di Pizzighettone, una storia vissuta in due realtà d’inferno. Di Pillo nacque l’8 dicembre del 1919, a Pratola. “Gli anni più terrificanti  della sua vita – ricordano i figli – sono stati quelli da internato, dal 1943 al 1945, prima nel reclusorio di Pizzighettone e poi nel campo di sterminio di Flossemburg. Il 16 maggio del 1943 venne chiuso nel reclusorio di Pizzighettone e in seguito deportato dai tedeschi in Germania per disobbedienza continuata. Solo la sua forte tempra gli ha permesso di  sopravvivere, ma pesava quanto un bambino, appena trenta chili, quando, nell’aprile del 1945, venne liberato dagli Alleati”. Nel 2016, nel giorno dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo e della conquistata democrazia, grazie al sangue sparso da chi lottò con convinzione e sacrificio contro il regime fascista e contro l’occupazione delle truppe tedesche, Pratola Peligna ha dedicato una strada a Di Pillo, per rendere perenne il suo ricordo. A scoprire la targa della strada, in via Pratelle, furono l’allora sindaco di Pratola Peligna, Antonio De Crescentiis, il vescovo di Sulmona-Valva, Angelo Spina e il segretario generale dell’associazione nazionale ex internati. “Questa dedica è un atto dovuto da parte della nostra comunità” ebbe ad affermare il  sindaco, sottolineando che “Di Pillo rappresenta le tante persone deportate e sterminate nei lager. Non potevamo sottrarci a questo riconoscimento”.  La  dedica di una strada al deportato pratolano ebbe quindi tutto il valore di un messaggio che la comunità volle inviare ai giovani, indicando loro i valori fondamentali della civiltà, quelli della libertà, della democrazia vissuta ogni giorno, della giustizia da coltivare e difendere perché valori essenziali a garantire una convivenza civile e pacifica tra tutti gli uomini e le donne, nel rispetto della dignità di ogni essere umano. Il figlio di Rocco, Ezio, ricordando il duro sacrificio cui venne costretto il padre, vittima della tremenda persecuzione nazista, ancora oggi sottolinea “come il procedere inesorabile delle generazioni stia riducendo il numero dei testimoni ancora in vita, ma la loro lezione  non deve andare perduta. Le loro voci possono e debbono essere tramandate. Bisogna renderle inattaccabili  dagli ”assassini della memoria”, che non sono mai mancati nella storia degli uomini di ieri e di oggi”.