GIOVANE DI SULMONA PESCA UN LUCCIO DI 17 CHILI

Per riuscire a tirarlo fuori dal lago ha dovuto faticare non poco. Giusto il tempo di scattare una foto per poi farlo scivolare dalla barca e vederlo immergere di nuovo nelle acque del lago. Un luccio da 105 centimetri che dai calcoli dovrebbe superare i 17 chili di peso ha avuto la fortuna di incontrare un giovane di Sulmona che i pesci prima li pesca e poi li rimette nelle acque del lago o del fiume.  Si chiama pesca “no kill” o “Catch and Release”, quella che è diventata la passione di tanti giovani pescatori. Uno di questi è Alessandro Caputo  28 anni  dipendente della ex Campari ora Refresco, la fabbrica di Sulmona che imbottiglia bibite e acqua minerale.  Una filosofia di pesca che si è diffusa da pochi anni, praticata soprattutto dai giovani,  che svincola definitivamente la pesca sportiva dalla sua anziana parente commerciale e “nutrizionale”. Consiste nel rilasciare il pescato immediatamente dopo la cattura procurandogli meno danni possibile. Al pescatore resta una foto e l’emozione vissuta, al pesce la liberà di tornarsene in acqua. Così ha fatto Alessandro da dieci anni appassionato insieme al suo inseparabile amico Raffaele, anche lui di Sulmona, della pesca “no kill”.  “Una passione, uno sfogo, che mi allontana dalla frenesia del mondo di oggi”, spiega Alessandro,  Un modo per staccare la spina. Siamo quasi sempre in due, io e Raffaele. Giriamo vari laghi del centro Italia,  e altri piccoli specchi d’acqua d’Abruzzo che ospitano il luccio”. Alessandro rivela che preferisce pescare questo tipo di pesce “perché è un predatore e pescarlo è più complicato e quando ci riesci c’è più soddisfazione. Voglio spezzare una lancia a favore di questo pesce che viene visto come un “demone delle acque che va estirpato”, conclude il giovane sulmonese. “Invece è solo un pesce che con la sua presenza serve a tenere in equilibrio l’intero ecosistema lacustre”.

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