I DEPORTATI DA SULMONA A DACHAU, UN MANIFESTO RICORDA IL DRAMMA

Un manifesto che verrà affisso domani, 8 ottobre, sui muri dei comuni peligni, ricorderà un drammatico capitolo della storia locale che va ad inserirsi nella tragedia della seconda guerra mondiale. La vicenda è quella dei 390 deportati da Sulmona. “La mattina dell’8 ottobre 1943, un reparto militare tedesco di stanza nel campo di concentramento di Fonte d’Amore requisì il carcere della Badia per esigenze di ordine logistico e militare, ordinando al direttore del carcere, Corrado Dejean, e alle guardie, la consegna dell’edificio e di tutti i detenuti – ricorda il professore Edoardo Puglielli – oltre ad alcuni detenuti per reati “comuni”, nel carcere della Badia si trovavano in quel momento reclusi anche quattordici antifascisti italiani condannati dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, tra cui il socialista Giovanni Melodia, in seguito autore di diversi libri sulla storia della deportazione nonché per lungo periodo segretario generale dell’associazione nazionale ex-deportati nei campi nazisti e, in misura assai maggiore, antifascisti arrestati nei territori jugoslavi, greci e della Venezia Giulia e condannati dai tribunali italiani di occupazione”. “Nei giorni successivi all’8 settembre, poco prima dell’arrivo dei tedeschi e dell’occupazione nazifascista dei comuni della Valle Peligna, i detenuti politici italiani e gli antifascisti jugoslavi e greci del carcere della Badia organizzarono un tentativo di evasione – prosegue il professore – il tentativo purtroppo non riuscì, e i detenuti finirono così, dopo pochi giorni, nelle mani dei tedeschi”. L’operazione fu rapida: in venti minuti, aggiunge lo stesso Puglielli, tutti i prigionieri furono riuniti nel cortile principale del carcere e, sotto la minaccia delle armi, furono trasferiti nella stazione ferroviaria di Sulmona, dove nel frattempo erano stati trasportati anche nove uomini rastrellati dai tedeschi due giorni prima nel comune di Roccacasale e incarcerati con l’accusa di aver favorito la latitanza dei prigionieri alleati fuggiti dal vicino campo di concentramento di Fonte d’Amore. Nella stazione ferroviaria del capoluogo peligno, i detenuti del carcere della Badia e i rastrellati di Roccacasale furono caricati su convogli utilizzati soprattutto per il trasporto del bestiame e deportati nel campo di concentramento di Dachau, dove giunsero il 13 ottobre dopo un viaggio di cinque giorni e sei notti; molti di essi, dopo l’arrivo, furono subito trasferiti in altri campi e sottocampi della rete concentrazionaria nazista. Tra i deportati il professore Carmelo Salanitro e altri detenuti politici, tra i quali Giancarlo Pajetta e Salvatore Cacciapuoti, che nel 1943  furono trasferiti a Sulmona, e rinchiusi nel carcere della Badia. Il professor Salanitro fu giustiziato a Mauthausen la notte tra il 24 e il 25 aprile 1945, mentre in Italia si concludeva la guerra di Liberazione. A ricordare questa tragica vicenda, con i manifesti che verranno affissi nel comprensorio, è un comitato di cittadini, riunito sotto la sigla di “Cultura e Società”, al quale si uniscono le associazioni Terra Adriatica, Centro Studi e Ricerche “Carlo Tresca”, Associazione “Il Sentiero della Libertà”, ANPI Sezione Valle Peligna e Associazione “Una Fondazione per il Morrone”, per richiamare alla memoria i 390 deportati di Sulmona, e lo fa, questa volta, attraverso il ricordo del professor Carmelo Salanitro, l’immagine del cui volto è riprodotta nei manifesti.



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