EX POLIZIOTTO PENITENZIARIO SUICIDA NEL LAGO DI CAMPOTOSTO

L’autopsia potrà fare maggiore luce sul decesso di Vincenzo Scimia, ex agente di polizia penitenziaria, 52 anni, trovato ieri pomeriggio cadavere nei pressi del ponte delle Stecche, nel lago di Campotosto. L’uomo, residente nella frazione aquilana di Cansatessa, era padre di tre figli. Finora l’ipotesi più accreditata sulla fine dell’ex poliziotto penitenziario sarebbe quella di un gesto suicida. Sul caso indaga la Compagnia dei Carabinieri dell’Aquila e secondo quanto si è appreso gli investigatori non avrebbero riscontrato alcun elemento che possa far pensare ad una ipotesi diversa da quella del suicidio.  La moglie avrebbe lanciato l’allarme sulla scomparsa dell’uomo, dopo che da alcune ore Scimia non dava più notizie. E la moglie stessa è andato a cercarlo nelle vicinanze del Lago di Campotosto, dove poi è stato rinvenuto. Negli ultimi giorni Scimia aveva parlato spesso di quella località. La donna ha trovato l’auto del marito parcheggiata pochi metri dopo il ponte delle Stecche che attraversa lo specchio d’acqua, ma non sapendo se cercare nel lago o in montagna, ha deciso di chiedere aiuto alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco. Immediatamente è stata avvisata la Prefettura del capoluogo abruzzese che ha avviato il piano per le ricerche dell’uomo. A trovare il corpo dell’uomo sono stati i carabinieri forestali, che a bordo di un elicottero hanno sorvolato l’intera zona, notando una maglia bianca, la stessa indossata dal 52enne al momento della scomparsa: con l’aiuto dei sommozzatori, poi, il corpo dell’uomo è stato recuperato. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove verrà effettuata l’autopsia. Un collega di lavoro Mauro Nardella, in servizio nel penitenziario sulmonese, aveva seguito da vicino la causa intentata dall’uomo nei confronti dell’amministrazione penitenziaria, per danni alla salute che avrebbe subito per aver bevuto acqua infettata dal batterio della legionella. Un fatto confermato da esami di laboratorio compiuti su campioni di liquido prelevati dai rubinetti della caserma del carcere aquilano di Costarelle. Proprio nel giugno scorso l’ex poliziotto penitenziario aveva visto riconosciute le sue ragioni con una sentenza emessa dal Tar Lazio ed un congruo risarcimento ottenuto dal Ministero di Giustizia.