FURBETTI DEL CARTELLINO, IL COMUNE SI COSTITUISCE PARTE CIVILE

Il Comune si costituisce parte civile contro i furbetti del cartellino. Lo riporta questa mattina il quotidiano Il Centro in un articolo del giornalista Claudio Lattanzio. Una decisione a sorpresa, quella dell’amministrazione guidata dal sindaco Annamaria Casini che è stata deliberata nel tardo pomeriggio di ieri e che arriva dopo i ricorsi presentati dai dipendenti alle sanzioni sulla vicenda, comminate dal responsabile dell’Ufficio provvedimenti disciplinari del Comune, il segretario generale Nunzia Buccilli. La motivazione che ha spinto l’esecutivo a prendere una decisione che va sicuramente a dare più forza all’azione giudiziaria ancora in corso, è il danno d’immagine che il comportamento dei dipendenti e quindi l’intera vicenda ha portato al Comune di Sulmona. Ma soprattutto il Comune con questa iniziativa vuole tutelare tutti gli altri dipendenti che si sono sempre comportati con correttezza e con diligenza facendo il loro dovere a servizio dei cittadini. Nell’inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza erano stati 44 i dipendenti comunali più altri 5 delle cooperative, che in qualche modo avevano trasgredito le regole. Chi in modo più pesante assentandosi dal lavoro quasi tutti i giorni nel periodo in cui sono stati messi sotto controllo, chi solo per qualche ora o in  sporadiche circostanze. Dopo i primi 12 rimproveri verbali, attraverso l’attenta lettura degli atti dell’inchiesta forniti dalla procura della Repubblica, sono state inviate dall’ufficio provvedimenti disciplinari ad altrettanti dipendenti, 25 contestazioni di addebito. Alla fine i provvedimenti adottati sono stati i seguenti: un licenziamento, 2 sospensioni per 6 mesi, un sospensione per 4 mesi, una sospensione per 30 giorni, una sospensione per 20 giorni, una sospensione per 8 giorni, 5 archiviazioni, 5 rimproveri verbali, una multa di 4 ore di retribuzione per i restanti 8 dipendenti. Provvedimenti che quasi tutti i dipendenti hanno impugnato perché giudicati tardivi rispetto alle contestazioni della guardia di finanza. In attesa di conoscere l’esito dei ricorsi presentati al giudice del lavoro, vanno avanti sia l’inchiesta dei giudici contabili che quella penale. Nella prima inchiesta restano in ballo 18 dipendenti ai quali la Corte dei Conti ha chiesto un risarcimento totale di 275.584 euro di cui 215 mila per danno d’immagine, 50mila per danno da disservizio e 10.584 per indebita retribuzione oltre a interessi, rivalutazione e spese di giustizia. Nell’inchiesta penale invece sono coinvolti nove dipendenti per i quali il sostituto procuratore Stefano Iafolla ha chiesto il rinvio a giudizio. Mentre per altri 15 dipendenti la procura ha chiesto l’archiviazione perché non sono stati raccolti sufficienti indizi o prove per sostenere l’accusa nel corso del dibattimento processuale.

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