OPERAZIONE TALLONE D’ACHILLE, COINVOLTI ANCHE QUATTRO SULMONESI

Quattro giovani sulmonesi finiscono nei guai nell’operazione antidroga della Guardia di Finanza di Chieti e della Questura teatina che ha coinvolto venticinque persone tutte accusate di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Agli arresti domiciliari è finito Giovanni Gigante. Invece la misura cautelare dell’obbligo di dimora ed il divieto di uscire di casa nelle ore notturne è stata disposta per Fabrizio Gigante, Ersilio De Chellis e Annalisa De Chellis. I primi due dovranno restare a Sulmona, la terza a Pacentro. A notificare i provvedimenti, nelle prime ore di questa mattina, sono stati gli uomini della Squadra Anticrimine, coordinati dall’ispettore Daniele L’Erario, che da un anno hanno partecipato attivamente alle indagini collaborando con le Fiamme Gialle e la Questura del capoluogo teatino. L’operazione “Tallone d’Achille” ha riguardato il mercato degli stupefacenti tra Chieti, Pescara e Bucchianico. L’attività illecita documentata ha consentito di individuare e disarticolare tre diversi sodalizi criminali, composti da soggetti italiani e albanesi, operanti nelle province di Chieti, Pescara e L’Aquila, dediti in forma continuativa alla detenzione ed allo spaccio delle sostanze stupefacenti. Il primo gruppo, individuato nel cosiddetto “canale albanese”, la cui base operativa era stata impiantata in un’ampia e isolata tenuta agricola nel comune di Bucchianico, è risultato essere composto perlopiù da personaggi di origine balcanica e gestito da un trentenne albanese, irregolare sul territorio dello Stato, a capo di una fitta rete di spaccio messa in atto soprattutto sul territorio teatino. Il secondo gruppo, indicato quale “gruppo scalino,” e perlopiù composto da soggetti caratterizzati dall’appartenenza alla tifoseria organizzata della Chieti Calcio “89 mai domi”, aveva impiantato il proprio quartier generale in due noti locali di Chieti Scalo. Era proprio in queste due fiorenti attività commerciali che giungevano e poi venivano lavorate e smistate per lo spaccio al minuto ingenti partite di cocaina destinate prioritariamente alla movida teatina. Proprio per la particolare ermeticità di tale gruppo,  si è fatto ricorso all’intervento di agenti undercover del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che, anche attraverso l’utilizzo di telecamere nascoste, ha consentito di disvelare la fitta rete di spaccio gravitante attorno ai due locali, consentendo di acquisire quelle sostanziali fonti di prova sull’attività illecita svolta nei due predetti locali commerciali. Nel corso delle indagini, inoltre, è stato individuato il “gruppo pescarese” al quale si è giunti attraverso approfondimenti investigativi svolti sul conto di una persona, originaria di Cerignola, in provincia di Foggia, di notevole spessore criminale il quale, tramite l’appoggio in questa provincia di una cittadina cubana, era in affari con due noti personaggi di spicco della malavita pescarese.