U SCRUSCIU DU MARI

di Giuliana Susi

Quando il mare chiama .Voce di una grandezza libera, per Ungaretti.  Apre all’immenso, annega i pensieri, quieta gli animi,  come una furia s’infrange contro scogli e antiche mura rigenerando anema&core. Cartoline, secondo popolari romanticismi di chi lo guarda da un belvedere. E diceva bene Baricco: “Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte”. Ed è in quei suoni larghi che un animo forte e leggero conosce la pazienza: la sua lezione. Dicono che la pazienza non sia la capacità di saper aspettare, ma di riuscire a mantenere un certo atteggiamento durante l’attesa. Una dote, in sostanza, di quelle rare che fa il paio con tempra e carattere: ingredienti preziosi di quella forza di vecchia razza, capace di scardinare persino un’assenza di strutture, adeguate e vitali, che fa fuggire abitanti dai piccoli paesi. Perché lì non basta‘na capa tosta&gentile. Ma questa è un’altra storia. L’idea di pazienza, in realtà, mi è venuta in mente pensando proprio ai pescatori, in particolare all’anziana pescatrice di Casalbordino (Chieti): a 83 anni continua ad andar per mare e a calare le reti prima dell’alba. La sposa del mare la chiamano.  E’ la storia che ho ascoltato alla radio qualche giorno fa, come un colpo di vento. Una di quelle dalla rara bellezza: colpiscono e affascinano in un mondo inaridito, che inconsapevolmente rotola veloce verso la disfatta.  Like a rolling stones. Fiuto destato e orecchie ritte, come Bolle sulle punte in elevazione, per non perdere quella manciata di secondi, in cui Rai Radio1 passava l’intervista alla mia amica fotografa, Annalisa Marchionna, originaria di Castel di Sangro e milanese di adozione.  Attraverso i suoi scatti, in mostra a Milano, ha immortalato la storia di Anna Maria Verzino, la pescatrice abruzzese più longeva d’Italia, parte di un progetto a lungo termine, incentrato sulle pochissime “spose dell’acqua” esistenti nella nostra nazione, che raccontò Repubblica e prima ancora il New York Times. Una passione più che un mestiere, quella della pescatrice, fatta di sacrifici anche quando, in tempi remoti, non era facile per una donna prendere la licenza per la pesca o divenire capitana di barca, in un mondo brutale e maschile.  Alla domanda del perché non si fosse sposata rispondeva: “Avevo troppo da fare con il mare”. Un amore tenace e imperterrito per la distesa dall’eterno movimento. Un sentimento che gli abruzzesi hanno incontrato, in questa strana estate, declinato anche nella storia di Pasquale Di Marco, ex minatore, che a 92 anni, ogni giorno, sale sulla sua Fiat Punto e guida per circa 60 km, andata e ritorno da Poggio San Vittorino a Giulianova: in solitaria, prende la seggiola, la sistema a riva, si siede e resta a guardarlo per ore. Il Mare. Ecco perché è grande la citazione del maestro Camilleri: “Cosa ti manca della Sicilia?”

“U scrusciu du mari”.

FOTO IN PRIMO PIANO E’ DI A.MARCHIONNA

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