QUARANT’ANNI FA LA TRAGICA DOMENICA DEI TIFOSI DELL’AQUILA IN LARGO FARAGLIA

Quarant’anni fa era una domenica, una giornata che sarebbe stata di grande sport, di euforia, di passione, di tifo calcistico. Il clima dell’attesa per uno spareggio che avrebbe significato la promozione dell’Aquila in serie C si mescolava alla tensione elettorale, quel giorno infatti l’Italia andava al voto per le ennesime elezioni politiche anticipate. Quel 3 giugno 1979, in Largo Faraglia, un tragico incidente segnò di sangue, di lutto e dolore, la tifoseria aquilana. Quel gi Nelle prime ore del mattino sotto gli archi dell’acquedotto medievale si consumò in pochi terribili istanti la tragedia che costò la vita a quattro giovanissimi tifosi dell’Aquila Calcio tutti di età tra i 15 e 18 anni. Maurizio Climastone, Paolo Centi, Carlo Dionisi e Carlo Risdonne, al passaggio dell’autobus tra largo Faraglia e piazza Garibaldi erano affacciati ai finestrini che portava i tifosi rossoblu verso Cassino. Nella città laziale, nel pomeriggio, si sarebbe disputata la partita di spareggio con l’Avigliano per la promozione in serie C. I quattro giovani tifosi, coperti dalle bandiere impugnate e appoggiate sul finestrino, non si accorsero che l’autobus stava attraversando gli archi dell’acquedotto. Un impatto brutale con la pietra degli archi spezzò loro la vita. Una tragedia che resta scolpita nella cronaca cittadina e nel cuore di sulmonesi e aquilani, che hanno dedicato alle quattro giovanissime vittime una lapide in Largo Faraglia. Da quella giornata tragica ogni anno un gruppo di tifosi rossoblu si reca a rendere omaggio a quei giovani, davanti a quella lapide, per deporre un mazzo di fiori e per una breve preghiera.



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