LO STRUSCIO E IL MISERERE DEI TRINITARI, GRANDE FOLLA PER LA PROCESSIONE DEL CRISTO MORTO

Il passo penitenziale dello struscio, il canto struggente del Miserere, l’incedere della grande croce vellutata con tralci d’argento, il Tronco, seguita dal Cristo Morto e dall’Addolorata, appena oscillanti sul passo dello struscio, il tenue bagliore dei lampioni, hanno di nuovo affascinato e commosso la grande folla che si è raccolta ieri sera, lungo le vie del centro storico, intorno alla tradizionale processione dei trinitari, uscita all’imbrunire, come tramandano antiche consuetudini e conclusa alla mezzanotte. I confratelli trinitari, in saio rosso e pettorina bianca, abito simbolo di carità ardente e di purezza, mutuato nel Cinquecento dai trinitari romani, guidati da San Filippo Neri, hanno rinnovato un’antichissima tradizione, che ogni anno attrae in città migliaia di turisti. Il Tronco, risalente al 1750, è opera dell’orafo sulmonese Nicola Gizzi, il Cristo Morto, di autore ignoto, risale alla stessa epoca ed è scultura di scuola napoletana. Sono i simboli del Venerdi Santo sulmonese, animato dal coro di oltre centoventi cantori, che intonano il Miserere, quest’anno nella partitura dell’aquilano Raffaele Scotti, che compose i brani nel 1870, quando era insegnante a Sulmona e che viene cantato ad anni alterni con quello del sulmonese Federico Barcone. Particolarmente suggestivo poi l’approdo in piazza Garibaldi, dove i trinitari sono stati accolti dai confratelli di S.Maria di Loreto, in mozzetta verde e tunica bianca, che domani mattina, su quella stessa piazza, rinnoveranno il rito della Madonna che scappa incontro al Cristo risorto. Insieme, trinitari e lauretani, hanno percorso l’ultimo tratto di processione, in segno di fratellanza. Un gesto che domattina, dopo il rito della Madonna che scappa, si ripeterà, quando saranno i trinitari ad accogliere la processione dei lauretani al passaggio nel loro quartiere. Il lento corteo trinitario, preceduto dal complesso bandistico di Introdacqua, che ha eseguito marce funebri di Chopin e Amedeo Vella, si è concluso nella chiesa della SS.Trinità, con la meditazione del vescovo di Sulmona-Valva, Michele Fusco, che si è fermato in preghiera davanti alla bara del Cristo Morto ispirando la sua riflessione allo Stabat Mater di Jacopone da Todi. Così si sono vissute le prime emozioni che sempre suscitano le tradizioni della settimana santa a Sulmona, che conosceranno il loro culmine a mezzogiorno di domani. 



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