OLTRE VENTIMILA VOLUMI A RISCHIO NELLA BIBLIOTECA COMUNALE PER INCURIA E DISINTERESSE

L’incuria, l’abbandono e il disinteresse più totale delle istituzioni e degli enti competenti rischiano di trascinare alla malora gli oltre ventimila volumi conservati nella Biblioteca comunale Ovidio. Nemmeno le celebrazioni del Bimillenario hanno scosso istituzioni ed enti, rimasti inerti sui volumi della Biblioteca comunale, chiusa da dieci anni, a causa del sisma del 2009. Un immenso patrimonio conservato nella biblioteca di piazza Tommasi, parte integrante dell’edificio che ospita la sede storica del liceo classico Ovidio. La preziosa biblioteca, vanto della città, rischia di diventare un cumulo di carta “straccia”, considerando il costante deterioramento a cui vanno incontro la gran parte dei volumi in essa conservati. Basti pensare a quelli più antichi come le “cinquecentine” e un migliaio di volumi preziosi raccolti nella sezione dedicata ad Ovidio. La biblioteca infatti ospita anche il Centro studi ovidiani, unico punto di riferimento per reperire le opere ovidiane stampate nei secoli e meta di docenti e studenti che spesso hanno fatto riferimento a quella biblioteca per i loro studi e per redigere tesi di laurea. Un patrimonio che rischia di andare perso a causa dell’indifferenza dimostrata in questi anni dalle diverse amministrazioni comunali che si sono succedute e dalla stessa soprintendenza libraria che non si si sarebbe mai premurata di controllare lo stato del patrimonio librario conservato in quei locali umidi e bui, le peggiori condizioni per l’integrità dei libri. Al contrario dello stabile che ospita il liceo classico, i locali della biblioteca non sarebbero stati mai dichiarati inagibili rendendo ancora più paradossale la situazione se si tiene conto che nello stesso edificio, altri esercizi pubblici e agenzie sono regolarmente aperte. Qualcuno, come l’ex assessore alla cultura Lorenzo Fusco componente della giunta dell’ex sindaco Fabio federico, è stato l’unico finora a porsi il problema proponendo il trasferimento dei libri in altri locali, come quelli dell’Abbazia celestiniana, sede originaria, fino all’800 della biblioteca. Proposta che però rimase in ascoltata. “Si tratta di un enorme danno per il patrimonio culturale cittadino”, evidenzia Emiliano Splendore, insegnante di storia e presidente del Gruppo archeologico sperequano, “soprattutto perché conserva un grandissimo giacimento di testi Ovidiani, nonché di altri rari rari e di pregio e per la valenza sociale in quanto punto di aggregazione di studiosi nazionali e internazional. Faccio appello al sindaco e all’assessore alla cultura affinché affrontino la gravissima situazione in cui versa la biblioteca, prima che sia troppo tardi”.