L’AVVOCATO PAOLINI: INFAMANTE L’ACCUSA DI ODIO RAZZIALE CONTRO DI LORENZO

“L’infamante accusa di odio razziale è lontana dall’educazione e dalla cultura del giovane che difendo che ha sicuramente altri problemi ma che non si permetterebbe mai di essere razzista né tantomeno di agire come un razzista”. È l’avvocato Alberto Paolini, difensore di Serafino Di Lorenzo, il giovane sulmonese arrestato l’altro giorno insieme Nicola Spagnoletti perché accusato di tentato omicidio con l’aggravante di discriminazione razziale in relazione all’incursione fatta nel centro di accoglienza di Sulmona dove erano ospiti 27 migranti. “È un momento storico molto particolare e si chiede di valutare i fatti accaduti senza farsi influenzare dalle vicende nazionali politiche ed europee sulla questione immigrati”, tiene a precisare l’avvocato Paolini. “A Sulmona non c’è e non esiste odio razziale perché siamo persone che da anni convivono con gente multirazziale e quanto accaduto nel centro di accoglienza è un episodio legato ad altro e non all’odio razziale”. Il legale sulmonese afferma quindi che “le pesanti e gravi accuse mosse a carico di Serafino di Lorenzo saranno oggetto di puntuale e precisa contestazione da parte della difesa una volta letto ed esaminato il fascicolo processuale.
Sicuramente i fatti di cui al capo d imputazione nella loro gravità rappresentano circostanze che il mio assistito contesta ed ha contestato fin dal primo momento”. L’avvocato Alberto Paolini ricostruisce la dinamica dei fatti avvenuti la sera del 12 giugno culminati con il ferimento a un fianco con una coltellata di un giovane ospite della struttura che da oggi è stata chiusa perché inagibile. “Lui era entrato nel centro di accoglienza perché aveva notato nell’area soprastante il parcheggio di “Santa Chiara una cessione di sostanza stupefacente da un migrante ad una ragazza minorenne”, spiega Paolini, “Ha visto la scena ed ha seguito il giovane che poi è entrato nel centro di accoglienza. Una volta all’interno Di Lorenzo ha chiesto di parlare con Alì, responsabile della comunità di immigrati ed è salito per le scale”. Secondo il legale in quel momento Di Lorenzo era solo e mentre saliva le scale avrebbe visto dietro di lui Spagnoletti. Una volta salito al secondo piano sarebbe stato circondato dagli ospiti della struttura che avrebbero iniziato ad inveire contro di lui. “Alì non arrivava e a quel punto il Di Lorenzo ha avuto paura ed ha tirato fuori la scacciacani ma è stato aggredito tanto che la finta pistola è finita nelle mani dei migranti. Dopo non si è capito più nulla. Ma ribadisco che Serafino Di Lorenzo non era insieme allo Spagnoletti”.