PALAZZO MAZARA “PORTATO” DI NUOVO IN TRIBUNALE

Farà di nuovo ricorso ai giudici per la salvaguardia di palazzo Mazara, l’avvocato Vincenzo Colaiacovo, comproprietario dell’antico immobile insieme al Comune. “Più che gli effetti del tempo e dei terremoti la decadenza della proprietà comunale sul Palazzo è dipesa in parte da disattenzione e in parte da volute scelte amministrative prive di logica o addirittura dolosamente dannose – afferma Colaiacovo – dopo la coraggiosa scelta della giunta presieduta da Antonio Trotta nella seconda metà degli anni Settanta, che reperì i fondi e rese operativo il grosso progetto di restauro, il Palazzo del Marchesi Mazara è stato bersaglio di una sconcertante sequenza di decisioni controproducenti”. Colaiacovo cita anzitutto la più recente, quella del gennaio 2017, “quando, dopo le scosse di un ulteriore terremoto, la sindaca ha disposto lo sgombero di tutto il Palazzo, quindi pure delle parti private, quando in realtà non erano state redatte neppure le schede Aedes, e, quindi, non si poteva neppure affermare che gli ultimi movimenti tellurici avessero aggravato la situazione rispetto al terremoto del 2009”. “Tanto è vero che, proposto ricorso al Tar per la porzione di Palazzo di mia proprietà, immediatamente i giudici hanno disposto la sospensione dell’atto, rilevando proprio che non si ravvisava nessuna motivazione, sul punto, nel provvedimento” precisa l’avvocato. “Nel frattempo, la parte di Palazzo di proprietà comunale (che è più dell’80% dell’intero) è ancora inagibile. Ed è inagibile anche per l’impresa di pulizie, con il risultato che gira sul “web” un filmato ben significativo di quel che è il Palazzo Mazara adesso” continua Colaiacovo, ricordando che l’attuale è, appunto, “solo l’ultimo capitolo della lunga storia, della quale altri segmenti sono: i due provvedimenti d’urgenza che ho ottenuto dal Tribunale per l’accumulo di escrementi di piccione nella proprietà comunale al secondo piano, lasciata addirittura con le finestre aperte negli ultimi otto anni (e di uno dei provvedimenti il Comune non paga ancora le spese liquidate dal giudice, nonostante il pignoramento presso la BPER); la condanna a chiudere le tre aperture che nel 2010 hanno perforato la parete più consistente dell’intero Palazzo, quella verso est, larga ben 130 centimetri, condanna pronunciata proprio in relazione all’indebolimento che simile scempiaggine determinava nella resistenza dell’immobile (l’ordine del Tribunale non è stato mai eseguito dal Comune, che invece si preoccupa di evacuare l’intero palazzo senza neppure un supporto tecnico alla decisione…); la condanna a riparare i danni arrecati da una obbrobriosa rete da pescatore che doveva impedire l’accesso ai piccioni dal cortile; la condanna a riparare i danni arrecati ad una scalinata decorata con “terrine” di inizio ‘900, per una perdita d’acqua (da sottolineare che per tale riparazione il giudice ha condannato il Comune a pagare oltre 37.000,00 euro, ma il Comune, pur pagando, non ha riparato la perdita, cosicchè il lavoro, dopo appena un paio d’anni, è stato inondato da nuove infiltrazioni ed è risultato vano)”.  “La caparbia con la quale il Comune (che non presentò neppure un progetto per i lavori post-terremoto per quell’80% di sua proprietà) prosegue in questa… manutenzione, mi induce a ricorrere ancora ai giudici, ma è argomento che non ha mai disturbato gli amministratori, che non vengono condannati a pagare in proprio – conclude l’avvocato – ed è davvero un peccato che il Palazzo Mazara, definito dallo scrittore Giovanni D’Alessandro “il più bel palazzo d’Abruzzo”, debba essere quasi ogni anno portato… in tribunale perché i cordiali inviti, le diffide, gli annunci di azioni legali non vengono mai ascoltati dai sindaci”.