GLI AMBIENTALISTI: “NUOVO SCEMPIO A MOLINA, TAGLIATI ALBERI AD ALTO FUSTO”

“Nei giorni scorsi, nel territorio di Molina Aterno, è stato compiuto l’ultimo di una serie di delitti ambientali: il taglio di numerosi alberi ad alto fusto, per lo più perfettamente sani, su entrambe le sponde del fiume Aterno”. E’ quanto sostiene il comitato Terra Territori Attivi insieme al  collettivo AltreMenti e i comitati cittadini per l’ambiente che chiedono l’intervento della magistratura per quello che sembra l’ennesimo scempio ambientale, oltretutto avvenuto in un territorio di parchi e riserve naturali. I lavori sono stati sospesi al momento. L’intervento è stato giustificato dall’emergenza dovuta ad eventuali pericoli riguardanti gli alberi per la pubblica incolumità. “Questi tagli, sono gli ultimi di una lunga serie che sta depauperando il territorio abruzzese, sotto varie scusanti che di volta in volta vengono manifestate ad hoc. Insomma una pratica che è diventata ormai una triste consuetudine nell’Abruzzo interno e sulla quale bisognerà fare maggiore chiarezza – sostengono gli ambientalisti – certi comportamenti, certe coincidenze, non possono che alimentare il sospetto che, con la scusa dell’incolumità e della somma urgenza, si aprano le porte a interessi privatistici senza verifiche o autorizzazioni”. Le associazioni pongono diverse domande sul caso, chiedendo in sostanza che sia fatta piena luce sulle ragioni del taglio degli alberi. “I fatti di Molina risultano gravi in quanto il taglio è stato effettuato lungo un tratto del fiume Aterno doppiamente protetto dalle leggi. Il luogo ricade infatti nel Parco Naturale Regionale e nella Zona di Protezione Speciale “Sirente-Velino”, nel Sito di Importanza Comunitaria “Gole di San Venanzio” e in uno dei luoghi paesaggisticamente più suggestivi della Regione. L’intervento attuato ha, per il tratto interessato, distrutto completamente il delicato ecosistema che insiste lungo gli argini fluviali. L’aver effettuato un tale taglio raso, eliminando anche le specie erbacee ed arbustive, l’aver messo a nudo il suolo e l’aver movimentato la terra degli argini stessi con il transito di mezzi meccanici, in pieno inverno, mette a serio repentaglio l’intera stabilità idrogeologica dell’argine, esponendo ad enormi rischi sia la ferrovia che la strada statale, il tutto in una zona notoriamente alluvionale come quella di Molina. Si è cioè trasformato, in un certo qual modo, l’ecosistema fiume, in un canale.Ci sarebbe inoltre da verificare se alcuni di quegli alberi tagliati, quelli di maggiori dimensioni, possano essere classificati come alberi monumentali. I comuni infatti dovrebbero provvedere al loro censimento, come previsto dal DM 23.10.2014  che ne sancisce la tutela, tuttavia tale norma per la maggior parte del nostro territorio è rimasta inadempiuta, sulla carta”. Le associazioni vogliono sapere chi aveva il compito di impedire lo scempio e non lo ha fatto e come mai tutto questo accade in aree protette, che dovrebbero privilegiare la tutela dell’ambiente, come fondamentale loro compito. C’è il sospetto che si offrano anche coperture a questi scempi, così da occultare ogni responsabilità e far restare tutto nell’ombra e nel silenzio più assoluto. Inoltre si chiede di sapere quale utilizzo e destinazione avrà il legname ricavato dall’abbattimento degli alberi e come sarà possibile ripristinare la situazione antecedente al taglio degli alberi, con un ecosistema che rischia di essere penalizzato e depauperato per sempre da un intervento devastante, quindi irrimediabile. Fatti che non possono passare sotto silenzio e inosservati da cittadini e istituzioni, a cominciare da chi è responsabile delle aree protette e che non può tacere e restare inerte davanti a scempi che mortificano gravemente l’ambiente.