GABRIELE GRAVINA: CUORE, PASSIONE, IDENTITA’ E SOSTENIBILITA’ NEL CALCIO CHE VORREI

In una intervista all’Ansa, Gabriele Gravina, candidato alla presidenza della Federcalcio, con Sibilia e Tommasi, spiega il suo progetto e la sua visione del calcio. Entro oggi si saprà se il nostro concittadino sarà eletto alla guida della Federazione Gioco Calcio. Intanto ecco il suo pensiero: Il calcio che vorrei è una questione di cuore, ti coinvolge, ti fa gioire, ti fa penare, ti fa piangere e urlare, ti coinvolge e ti entusiasma, nella costruzione di un qualcosa che è fuori di te, ma che, al tempo stesso, è una parte di te che condividi con altri. Il calcio che vorrei è fatto di passione. Solo l’assenza di calcoli, bilanciamenti ed opportunismi, può rendere concreta questa forza esplosiva che, dal di dentro, ti spinge a correre dietro a un pallone, a rialzarti dopo le sconfitte, a guardare nuovi orizzonti dopo le vittorie. Solo con la passione riesci a dedicare tempo ed energie alla ricerca di una soddisfazione e un piacere interno incomparabili.
Il calcio che vorrei è fatto di lucidità, come ogni attività umana, che coinvolge più persone deve essere gestita e programmata con lungimiranza, competenza e responsabilità, nella consapevolezza che una vittoria sportiva può essere frutto di organizzazione, ma non è vero il contrario. Il calcio che vorrei è emozione. È la corsa a perdifiato di Tardelli nel 1982, oppure l’esaltazione collettiva del 2006, ma anche l’impegno di tutti i nostri uomini e le nostre donne su tutti i campi per onorare la maglia che indossano, nelle vittorie, ma anche e soprattutto nelle sconfitte.Il calcio che vorrei nasce dai valori. Da quelli scritti nel nostro Dna di cultori delle regole, del fair-play, della lealtà, del rispetto. Da quelli che ogni generazione di calciatori, dirigenti, allenatori e arbitri tramanda ai più giovani, in una catena senza fine. I valori vincono sempre. Il calcio che vorrei è identità. Esso ci unisce e ci accomuna, ci avvicina e ci fonde rispetto a un gruppo sociale, un territorio, una nazione. Esso ci fa lavorare per il bene comune. Esso ci fa pensare all’insieme pur nella rivalità dei singoli.
Il calcio che vorrei è il calcio sostenibile di domani. Un calcio che offra ai nostri giovani la possibilità di trovare le occasioni che meritano: per formarsi, perfezionarsi e competere. Un calcio che offra ai nostri tifosi la possibilità di ritrovarsi sotto le loro bandiere in stadi moderni e tecnologici. Un calcio che dia la gioia e l’entusiasmo a imprenditori e appassionati di investire in un grande fenomeno collettivo, all’interno del quale scegliere se fare industria o socialità. Il calcio che vorrei è la gioia di giocare quella ‘partita per il futuro’ in cui tutti noi possiamo condividere e sentirci protagonisti di una grande storia che è quella del calcio italiano”.