BICENTENARIO DE SANCTIS, IL MINISTRO FEDELI E LEGNINI (CSM): CULTURA IN CARCERE PER RIEDUCARE I DETENUTI ALLA LIBERTA’ (video)

L’introduzione della cultura umanistica in tutti i percorsi di formazione e il consolidamento delle esperienze di teatro, musica e cinema all’interno dei penitenziari sono gli obiettivi annunciati dal ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, nel convegno tenuto nel carcere sulmonese di via Lamaccio, dedicato al critico letterario “Francesco De Sanctis, coscienza critica dell’Italia unita” nell’ambito delle celebrazioni del bicentenario della nascita.”Infatti i linguaggi di queste arti rafforzano la cultura e danno maggiore capacità di apprendimento” ha precisato il ministro parlando alla platea del convegno, che accanto ad autorità civili e militari, con il direttore del penitenziario, Sergio Romice, ha visto partecipi anche operatori della casa di reclusione ed un folto gruppo di detenuti, che subito dopo il convegno si sono esibiti come attori in una pièce teatrale. “La cultura e la conoscenza non soltanto sono opportunità straordinarie di crescita della persona – ha sottolineato Fedeli – ma soprattutto una straordinaria occasione per parlare e riflettere sulle proprie scelte sbagliate”. Il ministro, concludendo i lavori del convegno, ha ricordato l’importanza della figura del critico letterario e militante risorgimentale, Francesco De Sanctis, che fu anche il primo ministro della Pubblica istruzione dopo l’Unità d’Italia. “La lezione più importante lasciata da De Sanctis è racchiusa in una sua frase – ha aggiunto il ministro – quella secondo la quale fin quando ci sarà ancora una persona in un Paese che non è andata a scuola quel Paese non può dirsi in una condizione civile. Affermando questo De Sanctis volle dire che il diritto all’istruzione è diritto essenziale dell’individuo”. Infine il ministro ha annunciato che avvierà una campagna di educazione anche nelle carceri dedicata al valore delle differenze, etniche, sociali, politiche, religiose e anche di condizione personale, che sono per tutti una risorsa. L’incontro è stato introdotto da Santi Consolo, magistrato e direttore del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, che ha sottolineato il valore della cultura, come fonte di rieducazione dei detenuti, che giustamente scontano la loro pena ma che hanno bisogno di dedicarsi ad attività culturali che sicuramente favoriscono il loro reinserimento nella società, come uomini liberi. “Questo insegnamento viene direttamente dall’esperienza del De Sanctis, che professando valori di libertà fu militante risorgimentale e per questo anche lui patì la detenzione nelle dure carceri borboniche” ha ricordato Consolo, concludendo il suo discorso e puntando l’attenzione sull’importanza fondamentale del principio della pena come mezzo di rieducazione dei detenuti, tra i capisaldi di uno Stato costituzionale e democratico. Subito dopo Giovanni Legnini, vice presidente del Csm, si è fermato in particolare sul De Sanctis, militante del Risorgimento e ha ricordato altre figure di quell’epoca, come gli abruzzesi Silvio e Bertrando Spaventa, il sulmonese Panfilo Serafini e Antonio Gramsci, anche loro passati per l’esperienza del carcere. “Come consiglio superiore della magistratura siamo attenti alla funzione rieducativa della pena e all’umanizzazione della detenzione – ha precisato Legnini – in proposito il Csm ha istituito una commissione che lavora sul tema dell’esecuzione penale, affinché il detenuto non debba scontare due volte la pena, la prima volta per i reati commessi e la seconda per le condizioni nelle quali vive l’esperienza detentiva”. L’incontro, che ha visto tra i partecipanti il pronipote del critico letterario De Sanctis, si è concluso, oltre che con la commedia teatrale, anche con l’omaggio musicale di due soprano, accompagnate al pianoforte dal maestro Alberto Veronesi.