STOP AL GRUPPO PD CHE VA SULL’AVENTINO, SCONTRO IN AULA CONSILIARE (video)

Il segretario regionale del Pd, Marco Rapino, fa retromarcia, dopo il veto del coordinatore della segreteria del presidente della Regione, Andrea Catena e salta la costituzione del gruppo consiliare Pd. L’Ufficio di presidenza del Consiglio comunale, dopo una giornata di tensioni e contraddizioni, ha detto no al gruppo dei tre consiglieri comunali Bruno Di Masci, Antonio Di Rienzo e Fabio Ranalli che hanno abbandonato l’aula annunciando che non torneranno in Consiglio comunale fin quando il gruppo targato Pd non sarà costituito. Subito dopo anche Francesco Perrotta è uscito dall’aula, in segno di solidarietà. Questa mattina, nell’aula di palazzo S.Francesco, è stato questo l’epilogo di una vicenda iniziata ieri mattina con la riunione dell’Ufficio di presidenza per decidere l’autorizzazione alla costituzione del gruppo consiliare del Pd, secondo le disposizioni dell’articolo 11 del regolamento del Consiglio comunale. Regolamento che non prevede alcuna autorizzazione di dirigenti di partito, se non del circolo locale, ma solo il riferimento o alle liste nelle quali i consiglieri sono stati eletti oppure l’ufficio di presidenza può autorizzare una diversa denominazione del gruppo consiliare rispetto a quella della lista elettorale di riferimento in relazione al quadro politico nazionale, come disposto dal comma 2 dello stesso articolo 11. A votare contro la costituzione del gruppo Pd sono stati il presidente del Consiglio comunale, Katia Di Marzio e il consigliere Roberta Salvati, ex presidente del circolo pd. A favore il consigliere Fabio Ranalli e la rappresentante di Forza Italia. Se nella mattinata di giovedì Rapino aveva fatto pervenire un sms al presidente Di Marzio nel quale dichiarava il proprio assenso – sebbene non necessario – alla costituzione del gruppo, nel primo pomeriggio Catena smentiva il segretario regionale. Nel frattempo pressioni sarebbero venute dall’ex presidente del circolo pd, Roberta Salvati. Intanto i consiglieri comunali Pd venivano contattati. “Avremmo dovuto firmare un documento nel quale ci si imponeva di essere allineati con le scelte della giunta regionale” ha raccontato in aula Bruno Di Masci. “Ci si vuole impedire di esprimerci liberamente su ospedale, gasdotto, bretella ferroviaria – ha continuato Di Masci – ma noi siamo qui, come sempre abbiamo fatto, per difendere gli interessi della città”. Ranalli invece ha sottolineato che “l’ufficio di presidenza non può entrare nel merito delle discussioni interne ad un partito ma deve riservarsi solo una valutazione tecnica” ed ha imputato responsabilità al presidente Di Marzio. Di Rienzo si è detto “provato da profonda amarezza”. La maggioranza si è difesa, a più riprese, osservando di non voler coinvolgere il Consiglio comunale in una polemica di partito. “E’ vero che ho votato contro la costituzione del gruppo ma l’ho fatto davanti ad una situazione complessa e contraddittoria derivante da questioni interne al partito democratico” si è difesa Di Marzio. La seduta dopo la comunicazione della nomina dei nuovi assessori Nicola Angelucci e Stefano Mariani, è stata sospesa, sulle domande di attualità della minoranza riguardanti la vertenza delle cooperative, per mancanza del numero legale.