NURSIND: ESPOSTO SU LOCALI CSM PER TUTELARE LAVORATORI E PAZIENTI

“Il nostro esposto, che ha trovato pieno riscontro a seguito degli accertamenti effettuati dai Nas dei carabinieri, era finalizzato esclusivamente a tutelare i lavoratori che prestano servizio in quella struttura e, indirettamente, i pazienti in cura presso la stessa: questa organizzazione sindacale ha agito nell’assolvimento della propria funzione istituzionale volta alla protezione dei lavoratori, non diversamente da quella che ogni organizzazione sindacale svolge nei confronti di qualunque parte datoriale”. Il Nursind interviene così nello scontro in atto tra il sindaco Annamaria Casini e il direttore generale Asl, Rinaldo Tordera, sull’edificio di viale Mazzini che dall’estate scorsa ospita il Centro di salute mentale. “Ai pochi “non disinteressati” che hanno mosso critiche all’iniziativa sindacale rispondiamo che non possiamo consentire alla direzione generale della Asl di non avere nei confronti delle strutture sanitarie del comprensorio peligno quelle attenzioni che questa zona merita, tanto più nel caso che si tratti di attuare misure di sicurezza nei confronti dei lavoratori e dei cittadini che, ignari, si affidano alle locali strutture sanitarie” prosegue il sindacato. “Un’ultima notazione è che, a distanza di due giorni dalla emanazione dell’ordinanza del sindaco di Sulmona ed in dispregio della clausola di immediata sospensione delle attività che ivi si svolgono, non escluse quelle espletate dai dipendenti anche in assenza di utenza esterna, i responsabili della Asl non hanno provveduto ad ottemperarvi, lasciando che il personale continui a prestarvi servizio” ha concluso il Nursind. Va altrettanto notato che fin quando il Csm, all’epoca Cim, era ospitato in locali inidonei, bui e con spazi insufficienti, nessuno ha mosso obiezioni, né è stato mosso mai un dito né dall’Asl, né dalle istituzioni, né dalle organizzazioni sindacali, che hanno ignorato richieste e appelli di ogni sorta. I genitori dei pazienti del Cim sono stati lasciati da soli a condurre la loro battaglia a sostegno delle legittime esigenze dei figli, fatta eccezione per alcuni medici più sensibili e attenti.