IL RICORDO ED IL PIANTO DEGLI AMICI PER L’ULTIMO SALUTO A LUCA D’ANDREA (video)

Un destino crudele ha accomunato la sorte di Luca D’Andrea e Roberto Iannilli a quella di un altro alpinista, il teramano Paolo Di Sabatino, vittima di un incidente analogo, anche lui caduto sul Gran Sasso. Infatti, in memoria dello sfortunato alpinista teramano, D’Andrea e il suo amico romano stavano aprendo una nuova via sul monte Camicia, quando forse il terreno franato sotto i loro piedi ha condannato entrambi. Oggi pomeriggio, tra tanti ricordi e lacrime, una grande folla silenziosa e commossa ha reso l’ultimo saluto a Luca D’Andrea, nel piazzale interno del cimitero. Un rito laico ma intenso quello celebrato per Luca, salutato da quanti avevano condiviso con lui l’esperienza dura ma entusiasmante della montagna. Così come tanti altri hanno voluto salutarlo per tutte le volte che Luca aveva dato loro una mano per riparare una motocicletta, per un motore d’auto che faceva capricci, per un semplice consiglio. Luca lavorava nella ditta di trasporti di famiglia. Ma il suo tempo, ogni giorno, era scandito dall’allenamento in bicicletta per tenere il fisico sempre vigoroso. “Abbiamo perso un gioiello, un giovane pieno di vita, di cordialità, sempre sorridente con tutti – ha ricordato Angelo Merola – con Luca ho condiviso la passione per la montagna e tanti anni fa, sul finire degli anni Ottanta, siamo stati in montagna guidati da lui che riusciva a dare sicurezza a tutti, tutti spronando e incoraggiando lungo il cammino”. Per la sua passione e per la sua esperienza Luca aveva ottenuto anche riconoscimenti nazionali e internazionali come sportivo della montagna. “Ma di questo lui nemmeno parlava, non voleva pubblicità – ha concluso Merola – tanto era schivo e umile il suo carattere, pronto ad andare in aiuto di tutti ma mai facendosene un vanto”. Attorno alla bara gli anziani genitori, la compagna Cristina e i fratelli Lucio e Lelio, circondati dagli amici di tante esperienze in montagna. In lacrime un amico ricorda, quasi parola per parola, i consigli che Luca dispensava durante l’ascesa in montagna. Ricordi che s’intrecciano a mezzi sorrisi, al pianto dirotto e ai nomi di montagne sperimentate, passo dopo passo, dagli appassionati: Marmolada, cime di Lavaredo, Dolomiti. “E’ stata una persona nobile, per la sua gentilezza e generosità – sottolinea Arpino Gerosolimo – un alpinista vero, che conosceva abbastanza i rischi della montagna e che quindi non era mai avventato. Solo una tragica fatalità ce lo ha strappato”. Un piccolo corteo, in silenzioso cammino, ha seguito la salma di Luca, uscita dalla camera mortuaria portata a spalla da amici, pronta per la sepoltura. Sulla bara spiccano gli “attrezzi” più cari a Luca: una piccozza ed un paio di scarpe da montagna, con due fotografie, che stampano nella mente di tutti quel sorriso che Luca sapeva ogni giorno offrire a tutti.

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