I SACERDOTI SI APPELLANO AL PRESIDENTE CEI BAGNASCO PER SALVARE LA DIOCESI DI SULMONA

“La nostra richiesta, forte e accorata per le ragioni già espresse nella Lettera del Collegio dei Consultori e alle quali altre se ne potrebbero aggiungere, è che tutto rimanga come è adesso. La Diocesi di Sulmona-Valva, ricca di storia, e non solo, resti autonoma con il suo Vescovo”. Con questo appello al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e al segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, si conclude la lettera firmata da tutti i sacerdoti della diocesi di Sulmona-Valva, il cosiddetto presbiterio diocesano, a difesa della sopravvivenza della diocesi valvense che rischia di essere soppressa e probabilmente assorbita in quella dei Marsi. Un’ipotesi che prende corpo nel disegno di riordino delle diocesi italiane avviato dalla Santa Sede. Il 30 maggio scorso il Collegio diocesano dei Consultori, i sacerdoti stretti collaboratori del vescovo, aveva già espresso perplessità sulla soppressione della diocesi di Sulmona in una lettera inviata  alla stessa Cei e alla Conferenza dei vescovi d’Abruzzo e Molise, ricordando che tale soppressione rappresenterebbe un ulteriore impoverimento del Centro Abruzzo, fortemente penalizzato da una lunga crisi economica. “Ora a scriverLe è l’intero Presbiterio di questa Diocesi per ribadire e fare proprio quanto già espresso dai membri del Collegio dei Consultori, ma per dire anche che la risposta alla CEI degli Arcivescovi e Vescovi d’Abruzzo e Molise, che conosciamo solo per una sintesi fornitaci dal nostro Vescovo Angelo Spina, non ci soddisfa affatto” ribadiscono i sacerdoti diocesani, sottolineando come ogni decisione dovrebbe essere sempre presa tenendo conto anche della Chiesa di Dio, che il Concilio Vaticano II ha riscoperto come Popolo e Famiglia, di cui i vescovi sono pastori, “non amministratori unici”. Inoltre i sacerdoti ricordano ancora le ragioni storiche, geografiche, culturali e pastorali che suggeriscono di lasciare in vita la diocesi di Sulmona. Come pure i sacerdoti osservano una contraddizione nel fatto che il criterio di soppressione, che tiene conto della soglia dei 90mila abitanti come minimo numero di residenti per non sopprimere una diocesi, sia osservato per Sulmona e non invece per la diocesi di Lanciano-Ortona, i cui residenti sono egualmente in numero inferiore ai 90mila abitanti. I sacerdoti concludono il loro appello sostenendo che “il disinteresse delle istituzioni, gli scellerati calcoli politici ci hanno reso e ci stanno rendendo ancora e sempre più periferia geografica ed esistenziale. Ma non sono le periferie, tanto care a Papa Francesco, ad aver bisogno di più attenzione, di più solidarietà, vicinanza, aiuto, ad avere il diritto ad esistere? La Madre Chiesa, e noi presbiteri crediamo che tale sia la Chiesa, non decreti la nostra morte per un “qualcosa” poi di cui non comprendiamo la ragione”.