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JAMME MO’, QUEI MOTI EPICI DEL 2 E 3 FEBBRAIO DA NON DIMENTICARE

Furono giorni epici nella storia cittadina, il 2 e 3 febbraio 1957. Furono i giorni di “Jamme mo”” o la “rivolta borghese” come venne definita all’epoca, di cui furono protagonisti migliaia di cittadini sulmonesi. Una protesta popolare molto dura, per urlare rabbia e sdegno contro il “trafugato” Distretto Militare, soppresso per essere annesso a quello dell’Aquila. Fatti di cui si occupò anche la stampa nazionale, con titoli in prima pagina e servizi di corrispondenti come Igor Man. Le giornate della rivolta si conclusero con fermi, arresti, feriti. Ma a soccombere fu la città di Sulmona. Più tardi, negli anni Settanta, forse anche come “risarcimento” per la patita soppressione del Distretto, il capoluogo peligno ebbe le sue industrie. Fiat e Siemens furono gli stabilimenti che aprendo inaugurarono una nuova stagione per una città vissuta sulla creazione di posti pubblici. Una primavera di belle speranze, conclusa però precocemente, già nelle crisi industriali dei primi anni Ottanta. E di quel passato ancor oggi la città paga le conseguenze. Dalla soppressione degli uffici del Distretto Militare il capoluogo peligno ha conosciuto un costante stillicidio di presìdi pubblici e posti di lavoro, con un ultimo guizzo di orgoglio cittadino in un’altra battaglia, quella per l’istituzione della Provincia del Centro Abruzzo, in competizione con il capoluogo marsicano. E ad ogni spoliazione e umiliazione della città e del comprensorio spesso si sente ripetere un ritornello ormai forse anacronistico:” Sarebbe da fare un nuovo jamme mo'”. Ma quel clima, la passione fervente e la tempra degli uomini che combatterono in quei giorni drammatici sono solo un ricordo. Ma anche quel ricordo non andrebbe mai cancellato. L’anno prossimo cadranno 60 anni da quegli eventi. Sarebbe giusto commemorarli e celebrarli, non per vuoto rito ma per una riflessione ampia e proficua sulla Storia della città. Sul suo passato e sul suo futuro.

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