COMITATI, DIECI BUONE RAGIONI PER DIRE NO ALLA CENTRALE E METANODOTTO A SULMONA
Nella fase ormai decisiva della lunga vicenda Snam, i comitati riassumono in dieci punti le motivazioni che, da ormai otto anni, contrappongono i cittadini e le Istituzioni democratiche al comportamento prevaricatore ed arrogante dei vari Governi che in questi anni si sono succeduti. Dieci punti che, secondo gli ambientalisti sulmonesi, costituisconoĀ ognuno una “buona ragione” per battersi contro l’inutile e dannosa opera della Snam.
La centrale e il metanodotto non servono nĆ© allāAbruzzo nĆ© allāItalia. Il nostro territorio verrebbe utilizzato come āservitùā per il passaggio del gas proveniente dallāAzerbaigian e che arriverebbe in Puglia tramite il āTAPā (Trans Adriatic Pipeline). Snam, Eni ed altre multinazionali farebbero affari rivendendo il gas ad altri Paesi europei (Hub del gas), mentre tutti i costi e i rischi verrebbero scaricati sui cittadini delle 10 Regioni attraversate dalla āRete Adriaticaā e dal āTAPā.
Importando gas dallāAzerbaigian lāItalia favorisce il regime dispotico che governa quel Paese, un regime che si sostiene proprio attraverso il petrolio e il gas. In Azerbaigian vengono sistematicamente violati i diritti umani, arrestati gli oppositori e i giornalisti indipendenti, calpestate le libertĆ . Il Parlamento europeo ha condannato il governo azero per la ārepressione senza precedentiā in atto nel Paese, ed ha invitato le autoritĆ dellāUnione āa condurre unāindagine sulle accuse di corruzione contro il Presidente Ilham Aliyev e i membri della sua famigliaā.
La Snam insiste nel voler realizzare il mega gasdotto āRete Adriaticaā (di circa 700 km) lungo la dorsale appenninica, cioĆØ in territori che presentano elevatissime criticitĆ sotto lāaspetto sismico, Ā ambientale e idrogeologico. Il progetto della Snam devasterebbeĀ aree che sono caratterizzate da grande qualitĆ ambientale e biodiversitĆ , attestate dalla diffusa presenza di Parchi naturali, oasi e siti di importanza comunitaria, foreste, fiumi e uso civico. Il tracciato del metanodotto si sovrappone a quello del progetto APE (Appennino Parco dāEuropa) recentemente rilanciato dalla Regione Abruzzo.
Le popolazioni dei territori attraversati dal metanodotto (un tubo di un metro e 20 cm di diametro) sono esposte al rischio di gravi incidenti, stante la elevata pericolositĆ del prodotto trasportato; come dimostra il ripetersi di esplosioni di gasdotti : vedi, ad es., Mutignano di Pineto (Te) il 6 marzo 2015. Realizzare impianti giĆ di per sĆ© pericolosi, in aree altamente sismiche quali quelle dellāAbruzzo aquilano, dellāUmbria e delle Marche, significa esporre i cittadini a rischi ancora più elevati, in aperta violazione del principio di precauzione sancito dalla legislazione nazionale ed europea.
Per Sulmona e la Valle Peligna il pericolo ĆØ doppio, perchĆ© la Snam ha previsto di costruire proprio a Sulmona, in localitĆ Case Pente, la centrale di compressione che dovrebbe spingere il gas fino a Minerbio (425 km). Lāimpatto della centrale ĆØ notevole, sia per lāelevata sismicitĆ del territorio (rischio sismico uno, vicinanza alla faglia attiva di Monte Morrone) che per il valore paesaggistico, ambientale e archeologico dellāarea individuata per lāimpianto. Il sito della centrale, infatti, ĆØ in un corridoio faunistico (che vede la presenza anche dellāorso e del lupo) , allāingresso del Parco nazionale della Majella e nei pressi di Pacentro, uno dei borghi più belli dāItalia. Inoltre le emissioni nocive della centrale, allāinterno di una valle chiusa da alte montagne qualāĆ© la Valle Peligna, peggiorerebbero la qualitĆ della vita mettendo a rischio la salute dei cittadini.
La centrale e il metanodotto non solo non porteranno posti di lavoro ma danneggeranno sensibilmente la nostra economia. La posa in opera dellāinfrastruttura e la conseguente servitù di passaggio (40 metri, 20 per lato) comporteranno lāabbattimento di un notevole numero di alberi e la sottrazione allāagricoltura di Ā molte centinaia ettari, nei quali non saranno possibili coltivazioni di pregio quali uliveti, vite, alberi da frutta, tartufaie. Ā Inoltre, le sostanze inquinanti emesse dalla centrale, finendo nella catena alimentare, metteranno a rischio produzioni tipiche come aglio rosso, caseifici e apicoltura. A tutto ciò va aggiunta la perdita di valore degli immobili situati vicino ai due impianti. Oltre a quello agricoloĀ sarĆ fortemente colpito anche il settore del turismo.
Anche se ritenuto meno inquinante, il gas, insieme al carbone e al petrolio, fa parte dei combustibili fossili, responsabili dei cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il pianeta. Le fonti fossili rappresentano il passato, come dimostra il costante calo del consumo di gas in Italia e in Europa e come testimonia, allāopposto, la continua crescita delle fonti energetiche rinnovabili. Un nuovo modello di economia, che si prenda cura della Terra, ha come indispensabile premessa una profonda modifica del modello energetico. Quello dellāenergia ĆØ anche il settore in cui si registra il più elevato livello di corruzione rispetto alla vita politica. La Corte dāAppello di Milano ha confermato la condanna, per reati di corruzione internazionale (appalti in Nigeria), della societĆ Saipem (gruppo Eni) per lāattivitĆ dellāincorporata Snamprogetti. Saipem e Snamprogetti sono due societĆ che hanno lavorato anche alla progettazione del metanodotto e della centrale Snam a Sulmona.
La vicenda del metanodotto āRete Adriaticaā e della centrale Snam a Sulmona ha fatto emergere diversi vizi e forzature procedurali. Sorprende che unāopera che il Governo considera āstrategicaā non sia mai stata assoggettata a preventivo e vincolante procedimento di V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) richiesto sia dalla legislazione italiana che da quella europea. Inoltre, pur trattandosi di unāopera unitaria, su un unico tracciato dal sud al nord Italia, si ĆØ provveduto ad effettuare cinque valutazioni di impatto ambientale separate,Ā essendo stato,Ā il progetto, Ā artatamente suddiviso in cinque segmenti. Per di più, dopo i decreti di pubblica utilitĆ e di compatibilitĆ ambientale, emessi su unāopera unica, comprendente metanodotto e centrale, lāiter autorizzativo ĆØ stato arbitrariamente separato in due differenti parti.
In un Paese democratico, che applichi la Costituzione, la vicenda Snam si sarebbe chiusa da tempo in un solo modo possibile : respingendo al mittente il progetto. Questo doveva essere lāesito inevitabile, a seguito dei pronunciamenti negativi espressi da tutti i livelli istituzionali attraverso decine di deliberazioni. Tra queste spicca la risoluzione della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, del 26 ottobre 2011,Ā che con voti unanimi ha impegnato il Governo a disporre la modifica del tracciato, attraverso un apposito tavolo tecnico istituzionale, per la individuazione di una soluzione alternativa, al di fuori della dorsale appenninica. Ma le decisioni degli Enti Locali e del Parlamento sono state sistematicamente ignorate dai vari Governi che si sono succeduti e il Governo Renzi, accingendosi ad autorizzare lāopera, dimostra di rispondere non ai principi dello Stato democratico e costituzionale bensƬ alla volontĆ delle potentissime lobby economiche e finanziarie che sono dietro questa operazione.
Questa battaglia civile e democratica, che i cittadini stanno combattendo da oltre otto anni, non ĆØ solo in difesa dellāambiente e della qualitĆ della vita. Essa ĆØ anche, e soprattutto, la rivendicazione di un diritto fondamentale : quello di decidere della gestione e del futuro del nostro territorio; un diritto che un potere miope ed arrogante, braccio operativo dei fortissimi interessi delle multinazionali, sta invece conculcando. La battaglia ha anche il valore emblematico di una comunitĆ che non si piega ma difende la propria dignitĆ di fronte ad uno Stato che, anzichĆ© favorire la vivibilitĆ delle aree montane interne, ne accentua lāabbandono e lo spopolamento attraverso il taglio di servizi essenziali (nella sanitĆ , nella giustizia e nel sociale) e lāimposizione dallāalto di opere inutili e devastanti.

