SICUREZZA E MOVIDA, IL RACCONTO DEI “BUTTAFUORI”

Quella movida che, a metà tra botte da orbi e buone opportunità per divertirsi, rischia di infilarsi nel tunnel dell’imbarbarimento, senza ritorno, in una città che non cambia. Chi meglio degli addetti alla sicurezza, che controllano come droni la vita notturna dei giovani sulmonesi nei locali, possa raccontare come sia cambiata in poco tempo quella che, con un termine abusato e sbrigativo, è chiamata movida, e, magari, suggerire proposte per far sì che ci si possa divertire senza preoccupazioni.  E non chiamateli buttafuori, ma addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico, dotati di patentini, attestati e professionalità riconosciuta da prefettura e forze dell’ordine, dopo aver frequentato corsi formativi (che sono riusciti a far svolgere anche a Sulmona con la Sintab), che prevedono nozioni di sicurezza sul posto di lavoro, primo soccorso, diritto penale e civile, psicologia per capire in breve tempo la tipologia della persona che si ha di fronte. Sono, in sostanza, quelli che scendono in campo in prevalenza la sera dei weekend, dalle 22 alle 4 del mattino, per controllare all’atto dell’accesso del pubblico la situazione all’interno dei pubblici esercizi, anche a tutela dell’incolumità dei presenti, occupandosi anche di manifestazioni dove si radunano folle, come notti bianche, concerti, feste di capodanno, i grandi riti religiosi pasquali, oppure sono chiamati a presidiare le case degli sposi nel giorno del matrimonio per evitare i furti dei regali.

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Nato nel 2009, in occasione della collaborazione con il servizio sicurezza per il film “The American” girato in città, il gruppo “Sulmona Sicurezza”, da sei persone ne conta oggi diciotto dai 24 ai 45 anni, tra cui anche giovani sulmonesi di origine kosovara, macedone e albanese, un vantaggio che fa da tramite con le comunità di stranieri in città. Abbiamo incontrato due dei fondatori del gruppo, Daniele De Panphilis e Ndricim Myrto detto Gimmi (foto), i quali, in una breve intervista, parlando del buono, brutto e cattivo del loro mestiere, hanno lasciato emergere un quadro della movida locale. Mutato in pochissimi anni. Troppo pochi per rivoluzionare usi e costumi da letteratura antropologica, ma quanto basta per stupirsi di una sorta di degrado sociale, di cui parlano Daniele e Gimmi, dipanato tra i giovani, sempre più alla spasmodica ricerca dello sballo. Oggi facile e veloce. Erronea e pericolosa chimera figlia dell’imbarbarimento dei tempi. Basti pensare che se nel 2009 gli amministratori comunali imponevano rigorosi paletti e rigide regole a locali e movida per eccessivi schiamazzi, per atti vandalici, per inciviltà di chi urinava davanti ai portoni e vomitava ovunque, oggi, invece, è l’immediata reazione violenta di alcuni giovani, preoccupante perché non più sporadica e per futili motivi, ad essere sotto accusa.  

“Nei locali dove siamo chiamati in coppia il sabato sera non si verificano risse, riusciamo a prevedere le mosse di chi alza un po’ troppo il gomito, cerchiamo di controllare in sinergia e con strategie, stando sempre all’erta, sappiamo come muoverci, conosciamo l’ambiente, il nostro lavoro e sopratutto i ragazzi che frequentano i locali. Purtroppo notiamo è aumentata la maleducazione, la mancanza di rispetto e la concezione che tutto sia possibile e a rimetterci è sempre il bravo ragazzo. Concertiamo con le forze dell’ordine, siamo come un filtro, una trincea tra l’esterno e l’interno dei locali e fungiamo da dissuasori”. Spiegano che la movida di Sulmona non è sempre botte e sangue, “c’è una bella fetta di giovani che vuole divertirsi e sa farlo in modo sano, come in tutte le città. Il nostro scopo è far in modo che la gente possa divertirsi in sicurezza”.

Ritengono che, in questo periodo di vertici sicurezza dopo fatti violenti degli ultimi mesi nel centro storico,  potrebbero essere utili proprio perchè operatori che conoscono il settore. “Potremmo fornire suggerimenti, indicazioni e proposte. Crediamo che non serva a nulla una chiusura anticipata dei locali, al contrario di quanto, invece, possa essere efficace un presidio fisso di polizia in piazza XX Settembre, pensando che statisticamente gli episodi di violenza sono accaduti negli stessi luoghi del centro”.  

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ORDINANZE ANTIMOVIDA NEGLI ULTIMI ANNI

La loro richiesta ai vertici comunali è quella di una norma che preveda l’addetto alla sicurezza in tutti i locali. Regola che, a dire il vero,  nel 2010, fu introdotta in città con l’ ordinanza del sindaco Federico, il quale, dopo una serie di proroghe, adottò un regolamento più rigido rispetto all’ultimo, molto elastico, che risaliva al 2000, quando era sindaco Paolo Santarelli. Secondo Federico per i locali: chiusura all’1, musica fuori fino a mezzanotte, servizio di vigilanza, istallazione di telecamere dentro e fuori,  pulizia nell’area antistante il proprio esercizio, possesso dell’ etilometro, divieto di vendita di bevande in vetro e in lattina dalle 23. Ordinanza modificata, poi, con il successivo decreto Monti sulla liberalizzazione, che ha consentito orario illimitato nei locali,  determinandosi di relazione di impatto acustico. E’ pronto a nuove ordinanze il sindaco Giuseppe Ranalli, che nei prossimi giorni convocherà un tavolo per regolamentare la movida, nell’attesa che la città si doti di un piano di classificazione acustica che permetterebbe di stabilire i luoghi e gli orari di tutte le manifestazioni, modificabili da zona a zona. g.s.