GASDOTTO, DECIDERA’ IL GOVERNO. COMITATI “I GIOCHI SONO FATTI. REGIONE NON COMBATTE”

Nessun accordo trovato nella Conferenza dei Servizi di ieri, la palla passa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In sostanza sarà il Governo a decidere sul progetto della Snam che vuole realizzare la centrale di compressione gas a Sulmona il metanodotto che attraveserebbe la dorsale appenninica di casa nostra. I Comitati sulmonesi, che da anni si stanno battendo per la salvaguardia del territorio peligno incolpano la Regione, convinti che “la vera battaglia, che avrebbe potuto cambiare l’esito della “vicenda Snam” è quella che  la Regione,  per calcolo o per inadeguatezza, non ha combattuto. Ora è troppo tardi” commentano, aggiungendo “eppure la Regione Abruzzo ha avuto a disposizione ottime carte da giocare, a livello politico, tecnico e giuridico; carte che però ha buttato nel cestino, per calcolo o inadeguatezza, lasciando pienamente campo libero alla Snam e al suo principale sponsor, il Governo Renzi”. Secondo gli ambientalisti “i giochi sono ormai  fatti e il diritto alla salute, all’incolumità, l’ambiente, l’economia, le opportunità di sviluppo, sono compromessi e condannati grazie a coloro che, da rappresentanti del popolo, si sono trasformati in paladini dei poteri forti”. Puntano il dito contro il Governo, che “calpesta arrogantemente il dissenso espresso dalle istituzioni e dalle comunità locali anche perchè non supportati da un fronte unico di opposizione con azioni di contrasto all’opera e si limiterà, pertanto, a considerare gli incontri che seguiranno, adempimenti puramente formali”. A nulla, dunque, sono valsi i no di quasi la totalità degli enti coinvolti. “I nostri timori si sono, purtroppo,  rivelati fondati” dicono gli ambientalisti “la Regione Abruzzo non ha avuto nè la capacità nè la volontà di far rinviare la Conferenza di Servizi sul metanodotto. Occorreva un intervento molto deciso sul Governo, che invece non c’é stato da parte dei nostri rappresentanti; occorreva la partecipazione in prima persona del Presidente D’Alfonso e del Vice Presidente Lolli che invece hanno, con la loro assenza, ancora una volta abbandonato la lotta e imposto, ai cittadini e ai territori, l’umiliazione di soccombere allo strapotere del Governo e della multinazionale. Così come si sono fatti notare per  la loro latitanza i Presidenti di Umbria e Marche, tutti Governatori, guarda caso, dello stesso colore politico del Presidente del Consiglio il cui “decisionismo”, evidentemente, va assecondato. Vistose anche le defezioni di molti Comuni, tra cui l’Aquila in testa: proprio l’Aquila, che era la città capofila della opposizione al progetto Snam. Il risultato non poteva che essere disastroso: dopo quella sulla centrale si chiude anche la Conferenza di Servizi sul metanodotto e la Snam, che ha visto accolte tutte le sue istanze, può tranquillamente cantare vittoria. Per indorare la pillola l’Assessore Mazzocca, lasciato  da solo a gestire la bollente questione, parla ancora di “riunione interlocutoria”, dice che ora la palla passa alla Presidenza del Consiglio e che la Regione si opporrà “fino alla morte””.

Ricordano, infine i comitati, che “quando, alcune settimane fa, D’Alfonso aveva “strappato” la possibilità di ridiscutere la localizzazione della centrale, sembrava che l’intera infrastruttura potesse essere rimessa in discussione. Ma ora che la Conferenza di Servizi  ha bloccato il metanodotto sulla dorsale appenninica e dunque sui nostri  territori,  che senso ha quello “spiraglio”? Solo uno specchietto per le allodole perché spostare la centrale di qualche centinaio di metri o di qualche chilometro non cambia assolutamente nulla e non è questo l’obiettivo per cui stiamo combattendo dal 2008″.  Concludono i comitati che “quella che si sta consumando sulle nostre teste e a danno del nostro territorio, è una grande beffa che ha come protagonisti avversari ben definiti come il Governo e la Snam in perfetta simbiosi, ma anche quei tanti politici molto inclini alla carriera politica e poco avvezzi a difendere i diritti delle popolazioni e il territorio,  la cui inaffidabilità abbiamo imparato ormai da tempo a riconoscere e verso i quali i cittadini non potranno che puntare l’indice accusatore: è colpa vostra” 

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