PUNTO NASCITA, PD VALLE PELIGNA, RIAPRIRE TAVOLO TECNICO PER PROPOSTE

Riaprire in pochi giorni il tavolo tecnico per elaborare le proposte per rivedere il piano di chiusura del Punto Nascite. E’ quanto emerso dalla riunione che si è svolta ieri tra tutti i circoli Pd della Valle Peligna, alla presenza di segretari, amministratori, iscritti e operatori sanitari. “La politica regionale tutta è chiamata a studiare i problemi dell’Abruzzo interno e ad elaborare proposte condivise ed efficaci per garantirgli parità di diritti e condizioni, restituendo priorità a quei territori che in questi anni sono stati dimenticati. Se così non sarà” annunciano “il senso di comunità che ci lega, partito e territorio, verrà posto di fronte alla più dura delle prove, i cui esiti non sarebbero a questo punto più prevedibili”.  I democratici peligni hanno ricordato che la vicenda affonda le origini al 2010, tanto che gli interventi hanno premuto sul fatto che “chi oggi cavalca strumentalmente l’onda del malcontento dimentica che la situazione attuale è il frutto del lavoro compiuto negli anni di commissariamento guidato dalla giunta Chiodi”. Questo sulla convinzione che la protesta con occupazione parta dal centrodestra.  Il Pd Valle Peligna unito chiede, oggi come allora, come quando nel 2011 organizzò la manifestazione, “di dialogare con il territorio per spiegare con chiarezza le necessità e le prospettive del presidio sanitario di Sulmona, ascoltandolo e coinvolgendolo e non calando decisioni strategiche sulla sua testa. Al presidente D’Alfonso e all’assessore Paolucci” si legge in una nota il partito Democratico peligno  “chiede di non difendere, assumendone la responsabilità politica, una decisione miope e scellerata compiuta da chi li ha preceduti”. Precisano che il segretario provinciale Mazzetti, “che si è dimostrato molto sensibile, già si sta attivando sul tema: al segretario Rapino e al partito regionale è ora richiesto il massimo sostegno per promuovere soluzioni alternative tenendo insieme la necessità di uscire dal commissariamento sanitario con il diritto inalienabile dei cittadini della Valle Peligna alla difesa della salute delle proprie gestanti e dei propri nascituri.”

Sostengono che “ la forte protesta territoriale che ne consegue va oltre i colori politici assumendo i connotati di una difesa del diritto a sopravvivere. Questa chiusura, di fatto, rappresenta un ulteriore sintomo della più ampia questione che oggi si pone sul tavolo della politica regionale, ovvero l’abbandono delle aree interne le quali, proseguendo con questa politica di spoliazioni, saranno destinate nel volgere di pochi anni alla morte”. 

I circoli PD Valle Peligna esprimono poi un convinto sostegno ed incoraggiamento ai sindaci, agli amministratori tutti e ai consiglieri regionali del PD e della maggioranza che ad ogni livello si stanno spendendo con generosità in questa battaglia, anteponendo ad ogni altra questione la difesa del nostro territorio.

LA VICENDA COMINCIO’ NEL 2010

A partire dal 2010, con un’azione combinata tra la struttura commissariale e la dirigenza sanitaria, il reparto di ostetricia e neonatologia di Sulmona ha subito uno scientifica spoliazione di risorse logistiche, tecniche e umane, decretando poi la chiusura della neonatologia e rifiutando la possibilità di unificare le attività con quelle del Punto Nascite appena chiuso a Popoli. Se fosse stata in quel momento compiuta quella scelta strategica anziché dirottare le risorse disponibili a Popoli verso altre strutture, si sarebbe potuto sottrarre il Punto Nascita di Sulmona al destino a cui oggi lo si vuole condannare.Per contrastare quel disegno, il PD Valle Peligna in quella fase storica organizzò con tutto il Centrosinistra la grande manifestazione del 19 marzo 2011, in cui ci fu una mobilitazione generale a difesa del Punto Nascite e di tutto l’ospedale di Sulmona.

La specificità della situazione di Sulmona, le sue peculiarità orografiche e logistiche (del tutto evidenti, una volta in più, nelle ultime nevicate) vanno valutate e trattate con molta attenzione come fatto per esempio in Toscana (richiamata a modello dalla stessa maggioranza proprio nel documento sottoscritto la scorsa settimana da tutti i suoi consiglieri) dove si è scelto di derogare ai parametri sul numero di nascituri fissati nel decreto del ministro Fazio nel 2010, dimostrando che si può fare senza abbassare ma anzi elevando le tutele per la salute degli utenti