“MADONNA CHE SCAPPA”, IL PATHOS SOTTO LA PIOGGIA TRA COLORI E FEDE

Una bellssima corsa, tra lacrime, preghiere e una distesa colorata di ombrelli mentre la pioggia continua a scendere senza tregua. É andato tutto bene ed é la gioia per la vita che rinasce. É sempre una grande emozione il rito di tradizione secolare della  “Madonna che scappa” incontro al Figlio Risorto. Non c’è acquazzone che tenga. Si abbracciano, tra le lacrime che si confondo con le pioggia battente , i confratelli lauretani per la buona riuscita della corsa. Pochi secondi, dieci, quindici, che sembrano eterni. L’attesa, un crscendo di tensioni, l’acqua che scende dal cielo rischia di appannare gli sguardi e rendere ancora più scivoloso il percorso tra le transenne su piazza Garibaldi. É circa mezzogiorno, all’altezza del Fontanone parte la corsa liberatoria, carica di quelle intense emozioni, di pari passo con preghiere e speranze. Cade il manto nero della Vergine, il fazzoletto bianco tra le mani della statua lascia il posto ad una rosa rossa, l’abito verde prende il posto del lutto, volano i colombi bianchi ed é la gioia nei cuori. Cristo é risorto. Tutto si ripete, come ogni anno, come da secoli. Trattengono il fiato i migliaia di fedeli, turisti, habitué, sulmonesi, credenti e non, lasciandosi inondare dalle emozioni che stringono i cuori trepidanti e palpitanti. NOnostante il maltempo in tantissimi hanno affollato la piazza, in ogni angolo, su balconi e terrazze dove campeggiavano molti striscioni per la protesta contro la chiusura del punto nascita di Sulmona.

   

 


I protagonisti lauretani della quadriglia che ha corso, scelta come tradizione vuole, il Lunedi Santo, sono stati Fabrizio Filippi alla sua seconda esperienza, Alessandro Petaccia, Carmine Di Cintio e Antonio Liberatore, tutti al loro esordio. Qualcuno di loro per l’emozione non riusciva a parlare. Di Cintio “indescrivibile ciò che si prova”. Per Filippi non c’é preparazione se non la preghiera, commentando che i suoi compagni di questa bellissima esperienza “sono stati tutti bravi.”

A guidare la corsa per la quarta volta Francesco De Santis, che al termine ha ricordato le parole di Don Aladino, sottolineando che a portare la statua dela Vergine mentre corre incontro la Figlio risorto non sono gli uomini, ma Dio. La fede, dunque, guida la corsa contro tutte le intemperie.

Il rito, organizzato dalla Confraternita di Santa Maria di Loreto affonda le origini, probabilmente, al 1860. Prima la solenne messa, celebrata all’aperto, nonostante il temporale, in piazza Maggiore dal Vescovo Angelo Spina. I tre tentativi di San Pietro e San Giovanni di convincere la Madre addolorata della resurrezione del Figlio. Il portone della chiesa di San Filippo si apre. Cresce l’emozione e il silenzio regna tra la folla. Surreale e suggestivo. Moltissimi i fotografi, fotoreporter e cameramen pronti a non perdersi un passo da immortalare.

  

Lentamente la statua della Madonna con l’abito nero esce dalla Chiesa di San Filippo Neri. Arriva al centro della piazza, ondeggia a passo cadenzato, quasi per trasmettere la sua incredulità, che sta per volare via con i colombi. E’ all’altezza del Fontanone: “Pronti, a puz’, via” (pronti a polso via) è l’ordine del capo sacrestano d’onore. Giù il manto, il volo dei colombi e via alla corsa per abbracciare idealmente Cristo Risorto che attende la Madre gioiosa nei pressi dell’acquedotto. Da dove hanno assistito al rito il Vescovo, il sindaco, Peppino Ranalli, con i consiglieri comunali , la senatrice Paola Pelino, le autoritá militari e religiose. Nonostante un palchetto ad hoc allestito nei pressi di Santa Chiara. 

La processione poi sfila per le strade del centro storico, mentr la pioggia non accenna a smettere. Per i sulmonesi è il momento degli auguri, in una Pasqua che cade nel sesto anniversario del terribile terremoto del 2009 che devastò l’Aquila e uccise 309 persone. Il pensiero corre anche a quei momenti vissuti pure dal centro Abruzzo in maniera drammatica.  É l’ora, dunque, della Buona Pasqua, con la speranza che questo possa essere un anno migliore, ricco di serenità per tutti.