8 MARZO, LE SOCIETA’ MATRIARCALI NEL MONDO NELL’EVENTO DE “LA DIOSA”

Le società matriarcali nel mondo al centro dell’evento organizzato in occasione della Giornata della Donna. Dall’economia del dominio a quella del “dono”  Non s’intende la sopraffazione dell’universo femminile su quello maschile bensì “origine delle madri”. E’ questo il senso di “Matriarchè. Il principio materno per una società egualitaria e solidale” , curato da Francesca Colombini e Monica Di Bernardo, che sarà presentato nell’iniziativa promossa dall’associazione “La Diosa”  in occasione dell’8 Marzo prossimo alle 16.30 nel Soul Kitchen di Sulmona. Nell’occasione sarà proiettato  anche il documentario per la regia di Aldo Silvestri che sintetizza il  progetto Matriarché, possibile grazie ad una iniziativa crowdfunding. Il testo analizza, attraverso le testimonianze e le tesi di diversi studiosi, le società matriarcali presenti ancora in Asia, Africa e America. Si tratta di comunità basate sull’economia del “dono” in cui vigono i principi di collaborazione ed equilibrio dei generi, dove le decisioni vengono prese attraverso il metodo del consenso e, qualora venisse meno, si delegano in base al principio della fiducia affidata alle dabu, le donne sagge. Comunità dove la natura e le sue risorse sono doni da rispettare e la crescita di un figlio diventa “affare” d’interesse per tutta la comunità. Tutto il contrario, insomma, di una società basata sul patriarcato che chiama in causa il capitalismo, il dominio, l’indipendenza e, quindi, l’indifferenza e la sopraffazione verso l’altro con inevitabili ripercussioni sulla società.

“Il progetto Matriarché nasce dalle esperienze che io e Monica abbiamo vissuto soprattutto durante il nostro attivismo femminista, riportando il lavoro di diversi studiosi- spiega Francesca Colombini-. Non possiamo pretendere, né ambiamo, a cambiare la società, ma se ognuno di noi modificasse se stesso in questa nuova ottica già sarebbe un grande passo”.

La Diosa invita tutta la cittadinanza a partecipare all’incontro convinta che, parola dell’autrice, ognuno di noi possa far la differenza.