“THE ART OF RIPLAND” IN MOSTRA ALL’ANNUNZIATA. I BIMBI GROTTESCHI DI ALESSANDRO SERAFINI

Una sorta di gotico agrodolce, geniale e poetico, trasposto in una cinquantina di acquerelli che raccontano di un mondo surreale fatto di paure e sentimenti, che prendono vita nelle figure con tratti somatici grotteschi, rese vive in un universo fiabesco fatto di ombre allungate, di occhi giganteschi, di corpi rotondi e teste piccoli, come bambole di pezza tra spilli e cuciture, di mobili che prendono forma e tirano fuori mani, dalla fiaba all’ingenuità dei piccoli, con quelle paure tipiche infantili, indefinibili, che svaniscono con una lampadina accesa.   Curiosa e originale la mostra in esposizione a palazzo dell’Annunziata, da oggi fino a lunedi 8 dicembre, firmata dall’artista sulmonese Alessandro Serafini. I suoi bimbi fiabeschi si animano nei disegni, come se vivessero in un mondo irreale tutto loro, cucendo una sorta di racconto che fa da leit motiv a tutte le opere realizzate dall’artista, il quale nel 2010 pubblicò, con la casa editrice Feltrinelli, il “Primo trattato sulla soffittologia”,   in cui viene raffigurato il popolo invisibile che vive nelle soffitte delle casa di ognuno. Quelle soffitte fatte di rumori che spaventano, che alludono a presenze. Un gioco a metà tra malinconia e poesia, in cui la creatività emerge con forza e plasma un mondo altro.  Un babbo natale scheletrico come locandina, il “Nerolupo”, il “Duca Mortemela”,  il “Bambino coniglio”, un’alternanza di figure del male e del bene collegate fra loro  esposte nella kermesse in cui è raffigurata anche la mappa del paese fantastico in cui albergano i bimbi, con tanto di case e luoghi. Inventati. <E’ la prima volta che metto a confronto questi due mondi in una mia mostra> afferma Alessandro Serafini, spiegando che nelle sue esposizioni gli acquerelli sono tematici, dividendo personaggi del “male”, in un contesto più dark, da quelli del “bene”, legati da uno stile che nella letteratura artistica è inesistente.

Non facile, infatti, definire lo stile delle sue opere, soprattutto per i profani  d’arte. I suoi personaggi, spesso, vengono accostati a quelli del famoso regista Tim Burton, in quanto evocano quei pupazzi burtoniani che recitano sul grande schermo in “Nightmare Before Christmas”, con i mostri sotto il letto, gli scheletri innamorati stanchi della mostruosa routine. La scenografia nella mostra è curiosa, anch’essa trasposizione di quella atmosfera favolistica con candele, spillini, grucce appendiabiti al posto di cornici, un vecchio giradischi con una melodia in stile carillon, con violini malinconici, accompagna il visitatore nel suo giro tra gli acquerelli.  A scoprire la genialità di Serafini, con il suo “Ripland” sono stati i due artisti sulmonese Monticelli e Pagone. E hanno visto bene. Molti i critici d’arte  hanno plaudito i bimbi gotici e surreali del sulmonese, che dal 2007, anno del debutto, sono stati protagonisti di molte esposizioni a Bologna, a Roma e nei paese esteri. <Tutto è nato perchè una notte, solo in casa, sentivo dei rumori provenire dalla soffitta, quella soffitta che può generare paure e scatenare la fantasia> ha raccontato Serafini, soddisfatto della sua “Art of Ripland” e dice <Venite proprio tutti ad ammirare ciò che una semplice soffitta può generare>.

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