VALLE PELIGNA SCENDE IN PIAZZA A DIFESA DEL TRIBUNALE

“Il tribunale di Sulmona non deve morire”. Lo hanno gridato in tanti questa mattina lungo le strade del capoluogo peligno, in una pacifica manifestazione a sostegno del referendum per l’abrogazione delle norme che di fatto condannano i tribunali minori alla chiusura. Il referendum, promosso dalla Regione Abruzzo, sarà oggetto di discussione davanti alla Corte Costituzionale il 15 gennaio prossimo. Davanti gli avvocati del foro peligno, dietro una marea di studenti che da soli hanno coperto la metà del corteo sostenendo la battaglia pro tribunale; nel mezzo tante associazioni, delegazioni delle tre sigle sindacali, amministratori del territorio, politici, parlamentari e istituzioni. Tradotto in numeri, secondo gli esperti, un corteo che superava di poco le mille persone. C’erano i disoccupati, che ieri sera avevano manifestato in modo insolito proprio davanti al tribunale, gruppetti di cittadini fermi sul ciglio del marciapiede ad osservare il fiume che passava, diversi lavoratori in mobilità e pensionati. In realtà l’impressione è che la città e la Valle siano scese in piazza, ma non in massa. Ed è anche questo un segnale. Da interpretare. Ci si aspettava forse che almeno tutti i negozianti limitrofi al palazzo di Giustizia abbassassero le saracinesche e si unissero al corteo. Solo pochi di loro si sono organizzati e hanno sfilato. Qualcuno ignaro di cosa stesse accadendo fermava i manifestanti chiedendo addirittura spiegazioni, nonostante in questi giorni ci si sia sgolati in tutte le salse per gridare che la manifestazione non era solamente degli avvocati, ma dei cittadini e di un intero territorio che per l’ennesima volta rischia di rimanere senza un’importante struttura. Qualcun altro si guardava intorno e ricordava quando nelle manifestazioni di protesta degli anni sessanta e settanta piazza XX Settembre fosse strapiena di gente. Altri tempi. Altra tempra, forse. Oggi resta la rabbia per altri negozi e imprese che chiudono, per chi è senza lavoro e per chi si lascia andare.  Almeno sul palco di piazza XX Settembre, dove il corteo è approdato prendendo le mosse da piazza Capograssi, la politica c’era. Doverosa, dato che, come ha ribadito anche la rappresentante dei dipendenti del tribunale, Ivana Giardino, “la battaglia più grande deve farla la politica”. Si sono alternati gli esponenti di Comune, Provincia e Regione, compreso il presidente della Giostra, dell’Ordine degli avvocati sulmonesi e due studenti rappresentanti rispettivamente del polo umanistico e scientifico sulmonese, i quali hanno mostrato intelligente spirito critico, sottolineando di credere in questa città e in questo territorio.

Prima di dare il via ai lavori il moderatore Angelo Merola ha omaggiato, chiedendo alla folla un minuto di silenzio, la memoria del quarantaquattrenne assicuratore che ieri si è tolto la vita a causa della situazione economica insostenibile. Riferimento al quale si è allacciato il sindaco Peppino Ranalli, che per primo ha preso la parola, pensando ai giovani e al futuro. In merito alla riforma giudiziaria che ha colpito questa terra, ha detto che sono in gioco economia e sviluppo del territorio invitando tutti a non abbassare mai la guardia, ma a reagire a quella che è “una scelta politica sbagliata”. Dopo aver ribadito che la riforma giudiziaria penalizzerà i cittadini del nostro territorio, il presidente dell’Ordine forense , Tedeschi, ha parlato di difesa della dignità della persona, sollecitando tutti ad essere uniti su ogni questione che riguarda il nostro territorio. In sequenza, poi, i discorsi delle parlamentari abruzzesi, Pezzopane, Blundo e Pelino, ricordando la richiesta di una proroga decennale, la difficoltà per una città come L’Aquila di poter ospitare il tribunale di Sulmona, e l’opportunità che riveste il referendum.

IL FOTO RACCONTO

il corteo è partito da piazza Capograssi dalle 10.30

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