POTENZIALITA’ E CRITICITA’ DELLA FOTOGRAFIA NATURALISTICA, UN SUCCESSO IL CONVEGNO A PETTORANO

Scienziati, fotografi naturalisti e giornalisti si sono interrogati sulle potenzialità e le criticità legate ad una passione, la fotografia in natura, che coinvolge un numero sempre maggiore di persone e che rappresenta una grande opportunità per la divulgazione dei temi ambientali e la conservazione della natura, comportando allo stesso tempo anche alcuni rischi. L’occasione è stata data dal convegno che si è svolto lo scorso sabato a Pettorano sul Gizio intitiolato “La fotografia naturalistica in Italia. Tra questioni etiche e opportunità per la conservazione”. L’evento, organizzato dalla Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio in collaborazione con l’Associazione Fotografi Italiani, la rivista Asferico e l’Associazione Studium Naturae si è rivelato momento di profonda riflessione per i professionisti che lavorano con le immagini, ma anche per gli appassionati.

Nel convegno, gli interventi dei presidenti, Alessandro Magrini (AFNI) e Umberto La Sorda (Studium Naturae) hanno sottolineato che la fotografia non può essere solo bella per se stessa, ma deve essere intesa in una concezione più ampia, basata sulla conoscenza, sull’etica, per sensibilizzare, per denunciare. Un nuovo modo, dunque, per accostarsi alla fotografia, che si distanzia con forza da quella che viene definita come una mera “caccia fotografica.”
Al convegno è intervenuto il presidente della LIPU Fulvio Mamone Capria che ha dichiarato: “Le istituzioni sono sempre più assenti sui temi dell’ambiente, ma noi dobbiamo riuscire a coinvolgere sempre più persone per far conoscere le meraviglie naturali del nostro paese. Bisogna essere socialmente forti e cercare delle risposte, suscitare delle reazioni”.
Riguardo alla fotografia naturalistica Mamone Capria ha dichiarato: “La fotografia naturalistica deve essere un modo sacro di vivere la natura, ma allo stesso tempo, con una macchina fotografica in mano, le persone possono diventare sentinelle della natura. C’è bisogno delle informazioni veicolate dalle immagini, c’è bisogno di avere traccia storica di quello che succede in questo Paese. E può succedere grazie a questo materiale straordinario che può essere utilizzato per comunicare e denunciare agli amministratori.”
Ma la fotografia acquista davvero valore per la conservazione quando è fatta nel rispetto degli animali. Come hanno spiegato gli scienziati Elisabetta Tosoni, ricercatrice dell’Università La Sapienza di Roma e Adriano Argenio, veterinario presso la Regione Abruzzo, avvicinarsi troppo ad un animale e arrecargli disturbo può avere effetti negativi, per la sua alimentazione, ma anche sul sistema immunitario e in ultimo, se il disturbo è ripetuto e costante, anche sulla sua sopravvivenza.
E’ per questo che il dubbio sul disturbo che si può arrecare agli animali deve rimanere sempre acceso. Ugualmente, quando immagini di animali vengono pubblicati sui giornali, il pubblico dovrebbe mantenere un atteggiamento critico. E’ ciò che ha sostenuto Marco Ferrari, giornalista di Focus, che ha invitato a far rimbalzare sul web le critiche al giornalismo che non veicola un modello di comportamento etico. “I lettori scrivano alle redazioni e commentino gli articoli; le associazioni, i gruppi di associazioni, possono farlo”.
In alcuni casi la fotografia naturalistica si declina in fotografia della conservazione: lo ha spiegato Bruno D’Amicis, fotografo naturalista professionista, spiegando come le immagini possono raccontare la devastazione di alcuni luoghi naturali o le minacce che questi subiscono. Le immagini, quando raccontano delle storie, delle situazioni, possono anche cambiare il corso degli eventi e piegare la storia nella direzione della salvaguardia della natura, ha spiegato D’Amicis.

Sul canale youtube  clicca sul link seguente http://www.youtube.com/riservagenzana  è possibile vedere le interviste ad alcuni relatori del convegno.

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