ESODO ALL’ITALIANA, FUGA PER LAVORO

Esodo all’italiana. Sempre più giovani emigrano in cerca di lavoro all’estero. Non avranno la valigia di cartone, non saliranno sul barcone della disperazione, spesso hanno una laurea in tasca e negli occhi la stessa speranza di chi cerca fortuna oltralpe. Perchè da queste parti il diritto al lavoro è stato infilato nel dimenticatoio. Prendono un volo lowcost e travalicano il confine, trasferendosi in Scozia, in Inghilterra, in Francia o in Spagna, pronti a una nuova vita, senza quel coraggio, per noi prezioso, che li fa tornare a casa. C’è chi scomoda il work holidays, chi li chiama cervelli in fuga. Sono ragazzi stanchi che inseguono opportunità migliori o semplicemente opportunità. <Tornando in Scozia, oggi pomeriggio, ho trovato l’aereo particolarmente pieno di connazionali e ho pensato: “caspita quanti turisti ad Ottobre!” Era gente di tutte le età, ma proprio di tutte e perlopiu’ del centro-sud Italia. Poi salendo sull’autobus che portava dall’aeroporto al centro di Edimburgo, mi sono trovato a parlare con una coppia di Cassino (lui 40 anni e lei 46 anni) e alla mia curiosità “siete turisti?” mi sono sentito rispondere: “purtroppo no, siamo qui in cerca di lavoro.” Al che, sorpreso, ma non più di tanto, mi sono voltato e  ho visto ragazzi della mia età o poco più piccoli di me, che parlavano di questo viaggio come “ultimo treno”, l’ultima possibilità di poter vedere realizzare i propri sogni. Non chi sa quali ambizioni, semplicemente: un lavoro, stabilità economica e sociale> Comincia così il racconto di un ventinovenne sulmonese, Antonio, che ha affidato al social network le sue riflessioni tra la mestizia nel constatare l’emigrazione forzata e lo sconcerto nei confronti di chi non fa nulla per frenare l’onda che spinge a largo i nostri giovani. Continua il suo dire Antonio.<Raccontano anche dei mille colloqui senza esito che hanno affrontato perché tanto già sapevano chi dovevano prendere, la figlia di quel personaggio o il figlio di quel direttore. Scendo, poi, per controllare le valige, e incontro un altro gruppo di persone di 35-40 anni, le quali dicevano di aver finito la cassa integrazione e stavano impazzendo, perché non sapevano più dove sbattere la testa in Italia. Quell’aereo oggi non era pieno di turisti, ma di connazionali disperati in cerca di dignità e lavoro in un viaggio della speranza (altro che di piacere!). E mi domando: “Ma possibile? Possibile che siamo caduti così in basso?” Dopo aver aiutato la coppia di Cassino in oggettiva difficoltà nel districarsi in Scozia, triste e sconsolato mi sono avviato, in treno, verso l’hotel per riprendere servizio stasera>.