NAPOLITANO SU TAGLIO TRIBUNALI, AVVOCATO SULMONESE SCRIVE AL QUIRINALE

Ha preso carta e penna un avvocato di Sulmona e ha inviato una lettera, ben argomentata, al Presidente della Repubblica, contestando, in maniera intelligente e con un pizzico di garbata ironia, la dichiarazione in merito al taglio del Tribunali che il Capo del Governo, Giorgio Napolitano, aveva rilasciato ricevendo, nei giorni scorsi, al Quirinale i magistrati tirocinanti, affermando: “È scandaloso e inaccettabile rimettere in discussione la riforma delle circoscrizioni giudiziarie per ciechi motivi di particolarismo anche politico” (clicca qui). Intervento contestato  ieri dall’organismo Unitario dell’Avvocatura  (Oua). Nella missiva firmata dal legale sulmonese, Paolo Sambenedetto, si legge, in alcuni punti, “Mi auguro che la notizia non risponda al vero; se lo fosse, lo scandalo consisterebbe non già nel ripensamento dell’insensata riforma (che, si badi bene, non riguarda affatto la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, quanto, al contrario, “soppressioni” nell’ottica dei c.d. tagli lineari) quanto, piuttosto, nel fatto che Ella ha reputato come tale la “discussione” in atto”. “Modestissimo avvocato di campagna, sono stato cresciuto dai miei genitori nel rispetto degli umili, al di là di ogni condizione sociale ed economica. Ingenuamente, ho creduto che, così come prescritto dall’art.2907 c.c.. la giurisdizione consistesse, per tutti, nella “tutela giurisdizionale dei diritti” scrive l’avvocato nella lunga  lettera , in cui ha descritto, successivamente  il percorso che si troverebbe ad affrontare un eventuale cittadino da Pescasseroli al tribunale dell’Aquila (accorpante a quello di Sulmona) se convocato per le 9.30 la mattina in qualità di testimone per un processo., utilizzando l’autobus. Partendo da Pescasseroli alle 6.30 ”impiegherebbe circa tre ore, si troverebbe in località Bazzano, in un container di colore blu, freddo d’inverno ed asfissiante d’estate”, dove alle 12.00 un magistrato potrebbe comunicare che l’udienza è rinviata ad altra data, cui sarà diffidato a comparire senza ulteriore avviso. Tornerebbe a Pescasseroli, orgoglioso di aver adempiuto il suo dovere di testimone, a tarda sera. “Ovviamente illustrissimo Presidente” scrive l’avvocato sulmonese “non mi attendo che lei venga  a verificare, sul campo, le condizioni in cui la mia gente, ovvero i “cafoni” di siloniana memoria, vivono, recte sopravvivono quotidianamente (le riforme – che sarebbe scandaloso rimeditare- sono attuate come le è ben noto a tavolino, molto spesso su impulso di portatori di interessi questi sì- particolari, egoistici e moralmente abietti); sarebbe troppo sperare tanto, oggi,  in un rappresentante delle istituzioni”.