STATUA CELESTINO, COMITATO “FINALMENTE TORNA NELLA SUA SULMONA”

Tutto pronto per inaugurare la statua di Celestino V che dalla Rotonda di San Francesco sarà sistemata nel luogo per cui era stata creata, in Corso Ovidio.  “Dopo quattro anni di attesa, Celestino V torna finalmente nella “sua” Sulmona” Esulta il comitato £Torna a Sulmona Celestino” promotore del  monumento dedicato al Santo eremita del Morrone, il quale sarà benedetto dal Vescovo Angelo Spina domenica 12 maggio, alle ore 12.30,  nello slargo tra corso Ovidio, via della Pace e Vico Spezzato (Borgo di S. Maria della Tomba), in concomitanza con i 700 anni dalla canonizzazione di S. Pietro Confessore, annunciata ad Avignone il 5 maggio 1313. La statua è in bronzo a grandezza naturale, opera dello scultore sulmonese Michele De Santis.  Presenzieranno alla cerimonia Giuseppe Guetta, Commissario Prefettizio della Città di Sulmona, e i componenti del Comitato “Torna a Sulmona Celestino” che hanno ideato e perseguito tenacemente la realizzazione dell’opera, finora esposta nella rotonda di San Francesco. Il Comitato promotore, in una nota, ringrazia quanti hanno fornito il proprio e disinteressato contributo a che Sulmona onorasse un suo figlio così illustre, un Santo di straordinaria levatura umana, morale e spirituale che purtroppo dalla comunità peligna non è mai stato ricordato né esaltato con iniziative degne quanto doverose. Accanto al comitato e all’associazione Celestiniana, sarà presente anche il Lions Club Sulmona, da sempre sensibile alla questione celestiniana. Domenica 19 maggio – ricorrenza dei 717 anni della morte di papa Celestino V – sarà deposta una corona alla base della statua. Seguirà un incontro di ringraziamento degli enti e dei privati che si sono adoperati per realizzare il monumento e  saranno rilanciate le iniziative tese a valorizzare la figura e l’opera del Santo, ma anche ad attivare quei progetti – in particolare il “Distretto culturale di Celestino” e “I luoghi dello Spirito e della Memoria” – in grado di promuovere le peculiarità del territorio peligno e di attrarre massicci flussi del cosiddetto “turismo culturale e religioso”.