RANALLI SCARICA IL PD

“Non faccio un passo indietro nemmeno di un millimetro”. Lo ha detto subito Peppino Ranalli in ouverture dell’assemblea che, in uno strapieno cinema Pacifico, ha dato il via alla campagna elettorale in vista delle amministrative di maggio, e,  richiamando al rispetto per la  carta d’intenti firmata, su cui si basavano le primarie, apre le porte a chiunque vorrà partecipare a questo progetto che punta a cambiare la città. Nessun attacco feroce alle accuse lanciate da Bruno Di Masci nella riunione di due giorni fa (clicca qui) Neanche lui lo chiama mai per nome. Afferma solamente di non aver avuto intenzione di offendere nessuno del Pd “Mi sono arrabbiato con chi non  rispetta la Carta d’intenti. Sono distante da quella vecchia politica che non riconosco più”. Non è caduto nella trappola, dunque, scaricando di fatto il Pd, che non sembra per niente soddisfatto con tanto di malumori al seguito. La portavoce e vicesegretaria del Partito Democratico  Teresa Nannarone, la quale aveva tentato di mediare, ha commentato a margine dell’incontro: “Non è stato chiaro, non ha risposto alla richiesta del partito di allargare la coalizione e la risposta andrà approfondita. La Carta d’intenti riguarda solo le primarie”. Nonostante più volte e sopratutto in chiusura Ranalli si sia rivolto ai candidati che hanno corso con lui (Raffaele Giannantonio, Teresa Nannarone e Anonio Iannamorelli presenti in prima fila), invitandoli a lavorare insieme affermando “abbiamo una grande responsabilità”,  Iannamorelli  è corso via senza salutare nessuno e trincerandosi dietro  un no comment al nostro tentativo di strappargli un commento.  Il popolo delle primarie c’era, quello che ha fatto la fila sborsando un euro per scegliere democraticamente il candidato lo scorso gennaio. La gente continuava ad entrare, anche simpatizzanti ed iscritti del Pd (tranne i vertici), qualche dissidente di Sulmona Democratica (l’Altro Pd). Mentre sul palco Ranalli ha ricordato che lui è il candidato del centrosinistra vincendo le primarie, veniva proiettata sul grande schermo la sua intervista a caldo non appena arrivati i risultati nella sede di Corso Ovidio, passando a scorrere subito dopo un elenco contenente i punti principali del suo programma che toccano il tribunale, l’ospedale, il carcere, le frazioni, i giovani. Ranalli ha ribadito l’importanza di quella Carta d’Intenti. Leggendone un passo, ha spiegato che prevede  l’allargamento a chi voglia farne parte “Qualcuno dice che mi sono chiuso, invece l’ho detto tante volte: sono disponibile ad accogliere tutte le forze politiche e sociali”. Ha aggiunto “non sono quello che dopo le primarie è stato fermo davanti ai bar. Ho parlato con la gente, ho fatto incontri con le associazioni. Non è vero che sono stato fermo”.  Si è definito un cittadino che non vive con la politica, ma con la sua professione. “Non vado promettendo assessorati a nessuno. Da sindaco affiderò tre progetti per ognuno dei Consiglieri comunali. Ci sono tanti problemi da affrontare in questa città, ma per qualcuno il problema è se Ranalli sia il candidato o meno. Siamo in una grave crisi, l’unica promessa che faccio è quella di non aumentare le tasse, basta pensare alle tante proposte che noi avevamo fatto in Commissione consiliare, ma loro sono andati come un treno per il fatto dell’imu”. Ha continuato poi  parlando del percorso programmatico su cui stanno lavorando, deciso ad andare fino in fondo, puntando anche a una lista di giovani. Sul palco velocemente si sono alternati  rappresentanti per ogni problematica che affligge la città e che Ranalli intende affrontare. A parlare  dell’ospedale Edoardo Facchini del Tribunale del Malato e un’infermiera in forza al nosocomio, per il tribunale Ivana Giardino, dipendente e sindacalista, e per il carcere Mauro Nardella, agente polizia penitenziario. A portare testimonianza dei disagi e mancanza di servizi nelle frazioni un residente di Torrone, Franco Lotito, preceduto da Antonio Ruffini dell’associazione Insieme per il centro Abruzzo, e seguito da due giovani che hanno espresso il punto di vista di una nuova generazione che sembra essere stata dimenticati in questi anni.

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