ELEZIONI, TATASEO “IO NON SONO CANDIDATA”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviato a tutte le redazioni locali a firma di Paola Tataseo, medico sulmonese, citata da un quotidiano locale tra i nomi dei probabili candidati sindaci del M5S. La dottoressa sprona, inoltre, i futuri amministratori a una sinergia ” a stringersi la mano senza ostacolarsi a vicenda”. Un’occasione, dunque, che diventa spunto di riflessione.

“Cari giornalisti tutti,

qualche giorno fa è apparso sulle testate giornalistiche locali il mio nome come “donna in corsa per Palazzo San Francesco”. Vorrei puntualizzare la mia completa estraneità nei confronti di questa notizia, non credendo assolutamente all’autocandidatura (soprattutto in un Movimento 5 Stelle dove è il gruppo che conta  ed al quale, peraltro, non sono neanche iscritta!) e non avendo avuto alcuna proposta da alcun partito o movimento politico/sociale cittadino. E vorrei prendere questo divertente episodio, non per polemizzare con chiunque, giornalisti o persone malinformate che riescono a far girare notizie false, ma come momento di pausa per riflettere, chiedendo ai nostri futuri governanti di stringersi la mano, senza ostacolarsi a vicenda per essere i migliori, ma per rendere amabile la nostra splendida città (che è la città dell’Amore), non permettendo ai nostri ragazzi di fuggire anche vivendoci!

Due righe per chiarire ed utilizzare questo spaicevole evento come spunto di riflessione. Penso che la prima vera “cellula” della società sia la famiglia e che, appunto per questo bellissimo e fondamentale compito, debba essere tutelata e curata al massimo delle proprie responsabilità. Ogni genitore ed ogni adulto della nostra società dovrebbe lavorare in modo tale da permettere ai giovani di crescere non plagiando ed omologando le loro menti, ma permettendo loro di conoscere i sentieri del ragionare affinchè un domani possare crescere, diventare onesti cittadini e genitori responsabili, ed aprire strade nuove e diverse, per le loro famiglie, ma anche per il nostro splendido paese. Purtroppo troppo spesso oggi è stato “cambiato” il significato di parole che ancora ricordo uscire dalla bocca dei miei nonni, nei loro lunghi e dolci racconti di guerra e fame, ma anche di amore e voglia di costruire! E così “l’ingiustizia diventa giustizia, la corruzione benficenza, l’arbitrio legge, l’ingenuità e la gioventù esperienza consumata e misera”. E intorno a tutto ciò i genitori si affannano ad arrivare a fine giornata, con meno aiuti e soprattutto meno nonni capaci di raccontare il passato per costruire il futuro, e c’è confusione, stanchezza, indifferenza, smarrimento e nichilismo. Con queste premesse come possiamo pensare di crescre, amare, trasmettere i giusti valori  a quelle persone che saranno il nostro futuro?

Credo che solo seminando nelle nostre famiglie i semi dell’amore e del rispetto, della fratellanza e della responsabilità personale e politica, della conoscenza e della ribellione, dell’umanità, dell’etica e dell’amore riusciremo ad ottenere una società diversa, certamente migliore. Vorrei insegnare ai miei figli il tempo di porsi delle domande per cercare risposte, a non subire passivamente quello che adesso i media sanno fare benissimo, attraversando le menti dei nostri figli in modo impercettibile, facendo loro identificare la felicità con il solo divertimento. Spesso interpretiamo male il significato della parola felicità. La felicità di un figlio, e di ognuno di noi, non è divertimento; è un concetto molto più elevato e nobile, che riguarda non solo il personale ma anche il proprio impegno nella vita pubblica: si potrebbe essere felici semplicemente parlando di più con il proprio vicino e non soltanto “sbandandosi”, come molti giovani di oggi sono abituati a fare, tra 1000 luci artificiali, dimenticando il calore della luce del giorno e dimenticando soprattutto se stessi, la loro completezza e la loro anima!

Rendendomi conto della incapacità di sintetizzare, vorrei concludere questa lettera aperta con una splendida frase di Fernando Savater (tratta dal libro “Etica per un figlio”): non chiedere a nessuno come devi gestire la tua vita: chiedilo a te stesso. Se desideri sapere come impiegare al meglio la tua libertà, non perderti…: sul modo di usare la libertà, interroga la libertà stessa”

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