LA CONSIGLIERA SALVATI FA UNO SPOT PUBBICITARIO ED È POLEMICA

Uno spot pubblicitario per promuovere gli occhiali in vendita in uno storico negozio di occhiali di Corso Ovidio. Sta facendo discutere la scelta della consigliera comunale di maggioranza Roberta Salvati tra i protagonisti del video che tutti i giorni viene trasmesso da un’emittente locale per uno spot a pagamento. Lo riporta oggi il quotidiano Il Centro nella pagina di Sulmona. Una decisione che non è piaciuta a tutti scatenando un mare di proteste. “Non è possibile che una rappresentante delle istituzioni si presti a fare da testimonial ad un negozio di ottica che punta solo, attraverso il volto della consigliera, a vendere più occhiali”, affermano alcuni cittadini che sono rimasti alquanto perplessi e sorpresi dopo aver visto lo spot in Tv. “diverso sarebbe stato se l’esibizione fosse stata fatta a scopi benefici”. Il sindaco Annamaria Casini sebbene anche lei sorpresa, cerca di minimizzare la vicenda evitando di gettare benzina sul fuoco. “Non credo sia stata violata qualche norma del galateo istituzionale”, mette in chiaro Casini, “non ci vedo nulla di male in quello che ha fatto la consigliera Salvati. Anche perché si tratta di uno spot spiritoso fatto insieme ad altri personaggi della città”. Fatto è che un rappresentante delle istituzioni ha offerto la propria immagine mettendo bene in evidenza nel sottopancia dello spot, anche il ruolo che ricopre a palazzo San Francesco. “Un fatto che non ha precedenti almeno nella storia di Sulmona”, sottolineano alcuni assidui telespettatori dell’emittente locale Onda Tv, “d’altronde in politica ci hanno abituato a vedere di tutto e di più”. Lo spot che ha sollevato clamore dura appena trentatré secondi e l’apparizione della consigliera Salvati solo pochi istanti che però sono bastati ad alzare un polverone, tanto che dalla minoranza qualcuno ha già avanzato l’ipotesi di chiederne le dimissioni. Richiesta che ai più è parsa esagerata mentre con più realismo nei confronti della consigliera comunale potrebbe arrivare una censura ufficiale da parte della presidente del consiglio già in passato alle prese con l’esuberanza della Salvata sul caso Di Masci.