CONVEGNO SU ECOMAFIA, SOTTO ACCUSA IL PROFITTO AD OGNI COSTO

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Il profitto cercato ad ogni costo è stato messo sotto accusa nel convegno su ecomafia e agromafia che si è svolto questa mattina al Teatro comunale di Sulmona, in occasione del seminario nazionale di criminologia, promosso nella giornata commemorativa delle Vittime del dovere. A ribadire la denuncia delle aggressioni all’ambiente, che in Abruzzo hanno conosciuto il caso più clamoroso nella discarica Montedison di Bussi, sono stati il procuratore della Repubblica di Sulmona, Giuseppe Bellelli e il segretario generale nazionale della Uil, Carmelo Barbagallo. “L’alternativa “morire di fame” o “morire di cancro” è sbagliata perché non aiuta a ragionare su temi tanto complessi quanto delicati. Le aziende che hanno inquinato devono rimanere sul territorio e utilizzare i loro profitti anche per le azioni di bonifica” ha sottolineato Barbagallo. “A volte si pensa che il profitto giustifichi tutto e si pensa che con il profitto si possa superare l’alternativa tra morire di fame e morire di malattie. Bisogna evitare questo discorso – ha spiegato il segretario Uil – solo facendo rimanere le aziende sul posto che hanno inquinato si può cominciare a disinquinare, facendo pagare i costi anche a loro. I profitti che hanno fatto devono essere restituiti con una capacità anche da parte sindacale di promuovere il risanamento ambientale”. Secondo Barbagallo “andrebbe istituito il delitto da profitto per quelli che non rispettano le regole e fanno morire i lavoratori”. E a proposito di profitto secondo il leader sindacale “non abbiamo fatto tutti il nostro dovere perché se negli ultimi 25 anni il 5% della popolazione mondiale si permette di detenere più del 50% della ricchezza del mondo, nella redistribuzione del profitto ognuno di noi non ha fatto la propria parte”. “I danni irreversibili sono quelli che derivano da inquinamento vecchi, nuovi e in atto su cui bisognerà lottare ancora di più sapendo che il pianeta che abbiamo è solo questo. basta vedere quanto ci stia costando l’innalzamento della temperatura con i problemi idrogeologici che abbiamo oggi nel nostro Paese e che si aggiungono al 68% del territorio che è a rischio sismico” ha proseguito Barbagallo. “Non ci facciamo mancare niente e riusciamo soltanto a spendere molti miliardi per l’emergenza, senza mai sederci intorno a un tavolo per capire come fare a programmare un’azione per mettere in sicurezza il territorio, anche attraverso la riqualificazione ambientale” ha sottolineato. “Non basta affinare le leggi e gli strumenti di indagine se poi si mandano le macchine non catalizzate in Tunisia, spostando di fatto l’inquinamento solo da un Paese all’altro: non dimentichiamo che il nostro pianeta è uno. Ben vengano allora appuntamenti come questi, specie se rivolti alle giovani generazioni che vanno educate al rispetto dell’ambiente e alla legalità. Quest’ultima più sarà diffusa e meno si piangeranno morti e vittime del dovere. Per il sindacato – ha concluso il segretario Uil – sicurezza e lavoro sono priorità assolute: dopo il reato di omicidio stradale andrebbe introdotto il reato di omicidio da profitto per tutti coloro che non rispettano le regole e fanno morire i lavoratori” ha concluso Barbagallo. Il procuratore Bellelli si è invece soffermato sul problema dell’ecomafia, che favorisce l’aggressione all’ambiente e alla sicurezza e salute delle persone. “Quando parliamo di ecomafia non dobbiamo dimenticare cosa c’è dietro e la ragione sottostante all’aggressione all’ambiente, cioè le regole del mercato. Le regole del mercato divinizzato, come dice papa Francesco nella sua enciclica Laudato si – ha affermato Bellelli – il mercato impone l’aggressione all’ambiente per le generazioni attuali e future. Su questo fronte deve svolgersi l’attività investigativa, dalla produzione dei rifiuti e dei costi per lo smaltimento che spesso vengono attenuati da parte di chi li produce rivolgendosi alle mafie e alle associazioni criminali”. Il magistrato ha auspicato una maggiore attenzione e sensibilità da parte della società civile verso i reati ambientali. “Una società civile più sensibile e attenta all’ambiente, con una maggiore attenzione e tensione morale, senso civico, è anche di stimolo alle forze dell’ordine e ai magistrati a ricercare notizie di reato, ad acquisire e accertare fatti approfondendoli a livello investigativo e poi processuale”.

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