LA BNL SULMONESE RISARCIRA’ UN IMPRENDITORE DI OLTRE 400MILA EURO

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La sede locale della Banca nazionale del Lavoro dovrà restituire ad un imprenditore sulmonese la somma di 400mila euro. In diciassette anni l’istituto di credito dove l’imprenditore aveva acceso il conto, gli avrebbe trattenuto somme relative a interessi per operazioni e per anticipi di cassa su contratti e su fatture per oltre 300 mila euro. L’imprenditore si era rivolto alla giustizia dopo aver riscontrato evidenti anomalie alla chiusura del suo conto corrente. A decidere il caso è stato il giudice del tribunale di Sulmona Giuseppe Ferruccio che nella sentenza depositata l’altro giorno, ha condannato la banca al pagamento di 417mila euro nei confronti dell’imprenditore, aggiungendo alla somma circa 13mila euro per le spese legali. La sentenza che mette un punto fermo sul rapporto tra istituti di credito e clienti e sulle regole che lo dovrebbero caratterizzare. Regole che troppo spesso verrebbero aggirate dalle banche e sopportate dai clienti che pur di risolvere contingenti problemi di liquidità accettano condizioni-capestro decise in maniera unilaterale da alcuni istituti di credito che hanno fatto le proprie fortune facendo leva proprio su queste situazioni. Come spiega lo stesso imprenditore sulmonese che opera nel campo dell’edilizia, vittima dell’accaduto. “Ho deciso di chiamare in giudizio la banca dopo che mi sono accorto che sul conto corrente figuravano alcune operazioni non troppo chiare”, spiega l’imprenditore, “soprattutto sull’emissione degli assegni di pagamento nei confronti dei miei clienti o sull’anticipo fatture o cambiali”. L’imprenditore ha spiegato, per esempio, che la banca ha sempre calcolato gli interessi sulla data di emissione degli assegni e non sulla data in cui quegli assegni venivano incassati dai clienti. “E su un giro considerevole di assegni è normale che, nel corso degli anni, le somme incassate indebitamente dalla banca diventino consistenti”. Il conto corrente che alla fine ha fruttato all’imprenditore edile oltre 400 mila euro, era stato acceso nel 1999 e chiuso nel 2016. Il ricalcolo delle somme non dovute alla banca e quindi da rimborsare al cliente, è stato affidato a un Ctu nominato direttamente dal tribunale che, esaminando passo passo gli estratti conto relativi alla annualità di durata del conto, è arrivato a determinare la cifra che comprende anche gli interessi nel frattempo maturati. Naturalmente soddisfatto per l’esito del procedimento giudiziario l’avvocato Alessandro Margiotta che ha curato l’intera pratica. “Sono molti i correntisti che non verificano le condizioni che vengono applicate sui loro conti”, ha sottolineato il legale sulmonese. A questo punto la Bnl potrebbe appellare la sentenza, anche se a detta di alcuni esperti, le speranze per vedere annullata la sentenza sarebbero molto remote.

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