ECCO I RETROSCEANA CHE HANNO PORTATO ALLE DIMISSIONI DELLA SINDACA CASINI

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Con il passare delle ore vengono a galla i primi particolari e i retroscena della crisi scoppiata ieri a palazzo S.Francesco. Da qualche settimana esponenti della minoranza corteggiavano consiglieri di maggioranza, in particolare Andrea Ramunno e Fabio Pingue, fin dalla campagna elettorale di due anni fa. Ma strada facendo i due hanno cominciato a marcare le distanze dal sindaco che a più riprese, soprattutto da aprile scorso in poi, avevano lanciato ultimatum al sindaco Annamaria Casini e agli stessi partner di maggioranza e spesso si erano anche scontrati tra loro, addossandosi reciprocamente le responsabilità dello stato precario della maggioranza. Il corteggiamento verso i due consiglieri, con la regia di un “grande vecchio” come Bruno Di Masci, è andato a buon fine in questi ultimi giorni. Dopo la seduta del 31 luglio scorso, andata a monte per il malore del sindaco e per l’assenza del numero legale, l’ora X della crisi è stata fissata alla seduta consiliare del 10 agosto. Tutto deciso a tavolino, in incontri riservatissimi, lontano da occhi e orecchie indiscreti. Ramunno al momento della dichiarazione di voto sul regolamento di contabilità ha sferrato il primo colpo, dichiarando ancora una volta la propria delusione sulla situazione difficile attraversata da tempo dalla maggioranza. Un colpo che il sindaco ha incassato, sia pure a fatica. A sferrare il colpo del ko è stato però Fabio Pingue, che ha ribadito le sue perplessità sulla condotta dell’amministrazione comunale e sullo stato di salute della maggioranza, dichiarando la necessità di non voler passare per capro espiatorio e decidendo di uscire da ogni ambiguità, chiedendo ad ognuno “di assumersi le proprie responsabilità”. La reazione del sindaco ha posto il sigillo Ma alcuni giorni prima della seduta consiliare decisiva la minoranza ed in particolare Di Masci sarebbe stato contattato da esponenti di maggioranza. “Siamo pronti ad un rimpasto di giunta, concedendo alla minoranza la designazione di tre assessori e salvando la consiliatura”. Questo in sintesi il discorso che sarebbe stato fatto alla minoranza. Ma la minoranza ha rifiutato l’offerta, spegnendo sul nascere il patteggiamento che avrebbe salvato la situazione ormai sull’orlo del precipizio. Nei mesi passati il Pd aveva avanzato l’ipotesi di una giunta di salute pubblica, con nomi di alto profilo tecnico, sostenuta dall’intero consiglio comunale. La maggioranza aveva opposto un secco rifiuto a quell’ipotesi, chiudendo qualsiasi varco alla collaborazione offerta dal Pd. Da quel momento il Pd e il resto della minoranza hanno preparato l’attacco finale.

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