FOTO OSE’ SUL WEB, SENTENZA DI RISARCIMENTO IMPUGNATA IN CORTE D’APPELLO

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Ha depositato ricorso contro la sentenza che la condanna insieme ad altri genitori di Sulmona, a pagare un pesante risarcimento perché la figlia, allora minorenne, contribuì alla diffusione della foto nuda di una sua coetanea sulle pagine di Facebook. Con il ricorso la donna chiede  alla corte d’Appello dell’Aquila, la sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza. In primo grado il giudice del tribunale di Sulmona aveva stabilito che i genitori dovevano essere ritenuti responsabili delle colpe dei figli. In particolare la donna, difesa dall’avvocato Alessandro Margiotta, aveva subito la condanna più pesante. Infatti il giudice aveva ritenuto che la figlia fosse la principale responsabile della divulgazione sui social della foto che ritraeva l’amica senza veli, perché per prima ha pubblicato quell’immagine aprendo un falso profilo su Facebook. Le norme in materia dispongono che il risarcimento venga commisurato al numero dei passaggi che la foto fa da chi manda la foto ai successivi destinatari. Cinquantacinquemila euro a titolo di risarcimento, di cui 35mila euro per risarcire la ragazza fotografata nuda e 20mila euro ai suoi genitori. Altri 40mila euro dovranno sborsarli, a vario titolo, altre dieci famiglie. I ragazzi invece, penalmente, sono stati tutti prosciolti perché secondo il giudice il fatto non costituisce reato. La foto diffusa infatti è frutto di un selfie, un autoscatto, prodotto quindi autonomamente dalla persona ritratta senza nessuna costrizione. Tant’è che era stata la stessa ragazza, ora maggiorenne, a distribuirla ai suoi amici coetanei. Foto che in poco tempo era finita sui cellulari di mezza città. Nella causa civile il giudice di primo grado ha ritenuto invece che “i genitori dei minorenni hanno avuto culpa in educando, quindi per i giudici non hanno impartito un’adeguata educazione ai figli e devono pagare per loro”. Sentenza impugnata in appello.

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