DISAVVENTURA PER UN DISABILE SULMONESE IN VIAGGIO SU UN BUS DELL’AZIENDA REGIONALE

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Dall’Aquila a Sulmona spesi quarantasei euro per la disattenzione di autisti dell’azienda regionale di trasporti, Tua, alle necessità di un disabile. La disavventura raccontata anche alla Tgr Abruzzo e che sarà in onda la prossima settimana nella rubrica curata dal giornalista Umberto Braccili è quella del sulmonese Massimo Cerceo, ipovedente. L’episodio risale all’ottobre di due anni fa. “Ero partito a prima mattina, da Sulmona verso L’Aquila per recarmi dal dentista – racconta Cerceo – appena dopo un delicato intervento odoiantrico, ancora sotto l’effetto dell’anestesia, mi sono diretto verso il terminal bus della Tua per tornare a casa”. Cerceo prende posto sull’autobus diretto a Pescara in partenza alle 14.10 dal capoluogo abruzzese. Sullo stesso autobus salgono studenti pendolari in viaggio per Pescara, con i propri bagagli. “Mentre eravamo ancora nell’abitato dell’Aquila l’autista ha avvertito tutti che non era possibile viaggiare su quell’autobus con i trolley portati dagli studenti – prosegue Cerceo – infatti quell’autobus non era adeguato per portare bagagli, non avendo apposito bagagliaio. Il conducente ha fermato l’autobus informando l’azienda della necessità di un bus sostitutivo”. A quel punto, una volta a terra, Cerceo ha spiegato all’autista i problemi del suo handicap, chiarendo quindi che aveva necessità di non perdere la coincidenza a Bussi, per poter far rientro a Sulmona. L’autista ha informato l’azienda dell’esigenza del disabile e ha assicurato a Cerceo che seppure l’autobus sostitutivo fosse arrivato in ritardo a Bussi la vettura di coincidenza per Sulmona avrebbe atteso. L’autobus arriva a Bussi. “Eravamo nel viale centrale di Bussi quando d’improvviso il conducente ha avvertito i viaggiatori che avrebbero dovuto fare scalo proprio in quel punto – continua Cerceo – mentre di solito l’autobus conclude la sua corsa nello spiazzo dove c’è il terminal”. Il sulmonese si è visto costretto ad abbandonare in tutta fretta la vettura, nonostante le sue difficoltà di vista. Cerceo nonostante tutto è riuscito ad accodarsi agli altri viaggiatori, dirigendosi verso la vettura di coincidenza. “Non ho fatto in tempo nemmeno ad alzare la mano per fare cenno all’autista di attendermi un attimo che sarei salito sull’autobus  e la vettura è ripartita, lasciandomi a terra” spiega Cerceo. A quel punto, erano le 15.30, il disabile non ha avuto altra scelta per tornare in città che quella di chiamare un taxi. “A primo pomeriggio non c’era nessuno in giro, ero stressato e febbricitante per l’intervento subito e per il viaggio già disagiato, poi ho trovato solo una persona in giro che non ha saputo darmi informazioni su mezzi pubblici che avrei potuto prendere – ricorda Cerceo –  e ho chiamato il taxi”. Cerceo quindi ha pagato il biglietto per intero della Tua, dall’Aquila a Sulmona, sebbene sia stato “scaricato” a Bussi e poi il taxi. “Ho pagato sei euro e ottanta il bus, nonostante il viaggio non completato e quaranta euro di taxi” conclude Cerceo.  Il disabile ha segnalato il suo caso ricordando di essersi rivolto anche al suo legale di fiducia. “L’avvocato Paolo Sambenedetto ha chiesto all’azienda di trasporti almeno il rimborso della spesa, narrando l’episodio ma a quella richiesta non è mai pervenuta risposta” conclude Cerceo, incappato una disavventura provocata dal suo handicap e da quella solita indifferenza che troppe volte segna persone e fatti.

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