LAMENTO PER UN FUNERALE

Pubblichiamo una lettera di Mario Setta, storico di Sulmona, il quale pone una riflessione sul fatto che durante i funerali in città gli interventi in memoria del defunto, da parte dei familiari, amici o colleghi, vengano effettuati fuori dalla chiesa. Secondo Setta è “un’assurdità” che stride non solo con il significato di chiesa e con le parole di papa Francesco secondo il quale la chiesa deve aprire le porte alla gente.

“E’ successo ieri, a Sulmona, alla chiesa di Cristo Re, dove si celebrava la Messa funebre per Bruno Antonio Quadraro. Un pomeriggio di sole. In chiesa i fedeli, tanti, hanno seguito con silenzioso rispetto la celebrazione. Il parroco, all’omelia, ha offerto spunti di riflessione sul mistero della vita e della morte. Al termine della Messa, i fedeli sono stati invitati ad uscire dalla chiesa, accompagnando il feretro del povero Bruno. E fuori, sotto un sole cocente, i familiari del defunto, attorniati da centinaia di persone, sono rimasti ad ascoltare alcuni interventi con i quali si intendeva sottolineare gli aspetti esemplari della vita dello scomparso. Un momento didatticamente significativo e cristianamente formativo, che avveniva fuori dalle mura della chiesa. Una assurdità. Eppure la chiesa (dal greco “ekklesìa”) significa proprio “riunione” “assemblea”. Papa Francesco, nell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” dice chiaramente: “La chiesa è chiamata ad essere sempre la casa del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte”. Non si capisce perché non sia stato possibile pronunciare tali elogi funebri all’interno della chiesa. Tra l’altro la parola del papa è chiarissima e nello stesso tempo durissima nei confronti del clero, quando afferma: “…hanno perso il contatto reale con la gente, in una spersonalizzazione della pastorale che porta a prestare maggiore attenzione all’organizzazione che alle persone, così che li entusiasma più la tabella di marcia che la marcia stessa”. E’ proprio ora, in questo tempo di crisi a vari livelli, che la Chiesa ha l’occasione di cogliere i segni per riscattarsi e mostrare al mondo il suo deposito di Verità e di Grazia. Per riprendere le parole di Arturo Paoli “un nuovo cristianesimo non comincia dai culti, come annuncia Gesù alla samaritana, ma comincia da un intervento energico e profondo nell’uomo”. E’ il tentativo di papa Francesco, sintetizzato nel suo documento-progranmmatico: “Evangelii Gaudium”. Che, tuttavia, sembra restare lettera morta.

Mario Setta