UNA BIODIVERSITA’ DA SALVARE

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rubrica pubbliredazionale curata dal  Dottor Antonio Pacella Medico Chirurgo Estetico Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Si avvicina l’evento mondiale Expo 2015 – “Nutrire il Pianeta”, ma da più parti si lamentano presenze ritenute inopportune, come per esempio quelle di alcune multinazionali. E da qualsiasi parte lo si guardi, l’Expo milanese riserva quasi sempre critiche e polemiche. Basti ricordare i ritardi, lo sperpero di denaro pubblico, le indagini per corruzione,  rifiuti seppelliti e poi riscoperti. Senza tralasciare il fatto che ha causato anche un’ulteriore cementificazione del territorio. Cosa sarà questo Expo? Un grosso contenitore confusionario, dove da un lato, vi saranno tutte quelle multinazionali che lo renderanno una vetrina di tecnologie avanzatissime e metteranno in mostra in Italia e all’Estero la loro potenza mediatica e finanziaria; dall’altro i detrattori più accaniti delle succitate tecnologie, ovvero quelli cui piacerebbe fosse un Expo ogm free, chemical free, multinational free.

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Purtroppo ormai viviamo in un mondo di “foodies”, food blogger, masterchef, gastronomi…ma dove arriveremo? Pensate che la cucina e l’alimentazione siano uno spettacolo oppure una vetrina estetica e tecnologica, televisiva?

Chi troveremo all’Expo? Coloro che decidono cosa mangiare e cosa no.

Ad esempio, la multinazionale che ha vinto l’appalto per la fornitura dell’acqua, ma distribuirà gratuitamente anche dolciumi. Alla faccia della tanto auspicata continenza nei consumi. Quella stessa multinazionale che qualche anno fa fu colpita dallo scandalo “latte in polvere” per le vendite dei propri prodotti in alcuni Paesi africani. Ci sarà però anche General Electrics, una delle prime costruttrici al Mondo di centrali nucleari. E meno male che bisognava salvare il pianeta…. E poi Coca Cola. Di sicuro, però, un gigante dell’industria alimentare come Coca Cola ha tutti i diritti di sedersi anche lui al tavolo dell’Expo, visti i miliardi di ricchezza che produce e i miliardi di stipendi che eroga. Mc Donalds, di cui non devo dire nulla, tranne che la cosa più sbagliata che facciamo è pensare che la qualità del suo cibo sia peggiore di quella di cui vengono riforniti ogni giorno i ristoranti da noi considerati “buoni”. DuPont. La multinazionale che produce agrofarmaci e biotecnologie, non tanto in linea con gli obiettivi della fiera.

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“Nutrire il pianeta, energia per la vita” – Un appuntamento con 146 Paesi, pari al 94% della popolazione mondiale, e 3 Organizzazioni internazionali (ONU, UE, CERN), che durerà dal 1 maggio al 31 ottobre, con 6 obiettivi:

-assicurare cibo e acqua sufficienti per tutta l’umanità;

-rafforzare la qualità e la sicurezza dell’alimentazione;

-innovare con la ricerca e la tecnologia l’intera filiera agroalimentare;

-prevenire le grandi malattie della nostra epoca;

-educare a una corretta alimentazione e a sani stili di vita;

-valorizzare le tradizioni alimentari e la biodiversità.

Già, BIODIVERSITÀ. Negli ultimi 50 anni il nostro modo di nutrirci è cambiato più di quanto sia avvenuto negli ultimi 10 mila anni. Nel mondo, oggi, esistono circa 1,4 milioni di specie vegetali e animali, a cui quasi ogni giorno si aggiunge una nuova scoperta. Questa varietà delle forme di vita, chiamata biodiversità, è essenziale per gli esseri umani.

Essa è come un grande serbatoio da cui l’uomo può attingere pescando nei mari, raccogliendo i frutti della terra e nutrendosi degli animali o di tutti i loro derivati. Dipendiamo, infatti, da essa per il cibo, per le sostanze curative come i farmaci, per l’acqua, per l’energia e per molti altri “servizi” che gli ecosistemi con la loro complessità ci offrono. Gli ecosistemi, interagendo con l’ambiente, contribuiscono a migliorare la produzione delle risorse naturali, garantendo ad esempio la fertilità dei suoli, l’impollinazione delle piante e la decomposizione di vegetali e animali, aiutano a purificare l’aria e l’acqua, attutiscono le variazioni del clima e regolano le precipitazioni piovose e gli altri eventi ambientali climatici.

L’uomo purtroppo minaccia la biodiversità in vari modi. La FAO (Food and Agriculture Organization) ha calcolato che dal 1900 ad oggi circa il 75% della diversità genetica mondiale delle colture agricole è andata persa.

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Basti pensare che nella storia dell’agricoltura sono state create circa 7 mila specie vegetali per la produzione alimentare; oggi il 90% del cibo mondiale è ricavato da 15 specie vegetali e da 8 specie animali. Anche per ricavare proteine animali l’uomo si basa su un numero davvero ridotto di specie, sia per quanto riguarda gli organismi acquatici, sia per quelli terrestri. La cultura occidentale, in particolare, ha ridotto a 8 le specie animali terrestri da allevare per ricavarne carne e derivati, tra cui primeggiano bovini, suini, ovini, polli e galline.Circa 10 mila anni fa, gli esseri umani, a partire dalla biodiversità che esisteva in natura, hanno iniziato a raccogliere semi e piante selvatiche e a coltivarle, scegliendo le varietà più produttive o quelle più resistenti ad avverse condizioni climatiche. Più o meno nella stessa epoca, hanno cominciato ad addomesticare anche gli animali, sfruttando la loro forza, mangiandone la carne e bevendone il latte.

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Oggi, quattro specie: grano, mais, riso e patate, forniscono da sole più della metà delle calorie vegetali della dieta umana, oltre a rappresentare quasi sempre l’unica tipologia di alimento somministrato agli animali, stravolgendo le loro abitudini, in quanto naturalmente si nutrono di erba. Purtroppo però la spinta per un aumento della produzione agricola e dei profitti ha, infatti, orientato la scelta su un numero limitato di varietà di piante ad alto rendimento. Molti agricoltori, invece di coltivare un’ampia varietà di piante come nel passato, si sono concentrati su un’unica coltura da reddito, chiamata monocoltura, che ha ridotto sensibilmente la biodiversità agricola nel mondo.

Le piante da monocoltura sono spesso varietà ibride di una specie tradizionale, ossia non sono capaci di riprodursi e l’agricoltore deve annualmente acquistare nuovi semi dalle imprese. Anche perchè tali semi hanno una resa maggiore.  La varietà vecchia quindi pian piano sparisce. Con l’avvento della monocoltura, le pratiche agricole tradizionali sono state per questo in gran parte abbandonate e un elevato numero di varietà di piante e di razze animali locali sono silenziosamente scomparse, ossia si sono irreversibilmente estinte.

Se le poche produzioni agricole di oggi non riescono ad adattarsi ai mutamenti dell’ambiente, ai cambiamenti come il riscaldamento globale, o a nuove malattie e nuovi insetti nocivi ci potremmo trovare veramente in grave difficoltà. Gli agricoltori, come custodi della biodiversità del pianeta, hanno la possibilità di coltivare e mantenere le piante e gli alberi locali e di riprodurre gli animali autoctoni, assicurandone così la sopravvivenza.

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Per i contadini, la biodiversità può essere inoltre la migliore difesa contro la fame: infatti, nelle regioni del mondo dove la sfida è sopravvivere, più che nutrirsi bene, i contadini hanno bisogno di colture che crescano al meglio in condizioni climatiche difficili avverse, piuttosto che di varietà con un buon rendimento in condizioni favorevoli, e hanno bisogno di animali più resistenti alle malattie, anche se di taglia più piccola.

Quello che spesso noi consumatori non sappiamo è che il cibo che mangiamo è “creato” dalle poche aziende multinazionali che dominano il mercato dei prodotti agricoli e di quelli zootecnici: i semi di soia, di mais e delle altre colture che i contadini acquistano sono tutti della stessa varietà e non sono fertili, cioè non si riproducono (o molto poco), costringendo gli agricoltori a rifornirsi l’anno successivo dalla stessa multinazionale per poter continuare nel tempo a produrre.

Come disse Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, “Vorrei chiedere agli organizzatori di Expo dove sono dentro questa kermesse i pescatori, contadini, gli allevatori, i formaggiai, coloro che fanno non la micro economia ma tutti assieme fanno la più grande macroeconomia del mondo”.

Per chi volesse approfondire il tema, parlerò di BIODIVERSITÀ, sabato 21 marzo alle ore 9.30 in un convegno organizzato a SECINARO dal titolo “Le antiche prelibatezze del Centro Abruzzo”.

La filosofia nutrizionale COME MANGI, promuove uno stile di vita sano, attraverso la promozione della biodiversità, la valorizzazione dei prodotti tipici locali e soprattutto una alimentazione consapevole e rispettosa dell’ambiente che ci circonda, attraverso la promozione della stagionalità e dei cicli di produzione agricola.

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