CHI RICORDA ROCCO DI PILLO?

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A Pratola si discute a chi dedicare il nuovo rondò stradale.  L’orientamento che appare dominante è quello di intitolarlo  alla memoria delle Foibe, cioè all’eccidio  degli italiani   da parte dei “titini”. Una strage terribile, feroce, che non va assolutamente dimenticata. Ma, sostengono  altri,  perchè non ricordare un personaggio locale, un  eroe pratolano del tutto dimenticato , sconosciuto ai più?   Rocco Di Pillo. I giovani, sicuramente,  non lo conoscono, solo i vecchi ne conservano il ricordo, che non passa più attraverso la comunicazione orale padre figlio, nonno nipote. Rocco era un orfano di guerra. Il padre era  morto a seguito delle ferite riportate nella prima  guerra mondiale. Era un antifascista, un anarchico, un  pacifista che rifuggiva da ogni violenza.  Era nato povero da famiglia numerosa, ma riusciva ad essere generoso con i più poveri di lui. Durante il servizio militare, nell’aprile  1943, fu condannato dal Tribunale Militare di Bologna   a  due anni e sei mesi di  reclusione  per  “disubbidienza continuata”. Il 16 maggio 1943, viene internato nel Reclusorio  di Pizzichettone.  Poco dopo l’armistizio, il 20 ottobre del 1943, è deportato dai tedeschi in Germania  e  internato nel campo di lavoro di Natzweiler, un lager dove è attiva la  camera a gas e il forno crematorio.   Viene, poi,  trasferito nel   più terrificante, famigerato campo di sterminio, il    Konzentrationslager, k.z.   di Flossemburg. Con la matricola  n°5339,  viene condannato  ai lavori forzati  per la fabbricazione di motori di  aerei.  Il campo era, soprattutto,  finalizzato ad essere la tomba per polacchi e   russi, secondo  il criminale progetto  di Hitler di cancellare  dalla faccia della terra il popolo slavo. Il forno crematorio,  pur ardendo giorno e notte, non riusciva  a “smaltire” i cadaveri, tanto che  venivano anche sotterrati in fosse comuni e nei cimiteri dei dintorni. Gestito dalle SS,  perseguiva con  feroce sadismo lo sterminio   attraverso il lavoro. Dodici massacranti ore di fatica, dalle 6 alle 18, sottoposti alle frequenti  botte, ai morsi dei cani addestrati dalle SS, sottoalimentati con cibo scarsamente calorico.  Con  l’ossessiva minaccia dell’eliminazione per chi non fosse più  in condizioni di   produrre.  L’arrivo degli Alleati, il 20.4.45, liberò gli schiavi sopravvissuti. E’ difficile immaginare la gioia  di quegli spettri. Rocco pesava solo 30 chili. Una larva. Dai registri del campo risulta che 111.400 fossero le immatricolazioni. Le vittime, secondo la maggioranza degli storici,  furono 73.296. Nello stesso campo di sterminio di Rocco ,  c’erano  anche nomi illustri, come Eugenio Pertini, fratello del futuro Presidente della Repubblica,  Filippo D’Assia, Francesco di Baviera,   Dietrich Bonhoeffer, l’ Ammiraglio Canaris.

La domanda non è se la sua città debba dedicare  il rondò a Rocco Di Pillo, ma perché non ha fatto niente finora per ricordarlo, per farlo conoscere ai suoi giovani concittadini. I giovani, se frequentano una buona scuola , sanno dei campi di sterminio, ma non sanno sicuramente che un loro concittadino quel calvario,  che loro  leggono solo sui libri,  lo ha vissuto  e che fino al 1998 viveva a Pratola, portando, in silenzio, le terribili ferite del suo spirito

Ezio Pelino

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